Addio al gioielliere
Balzarin: 50 anni
sotto la Basilica

La vetrina del negozio nel 2012, anno in cui Balzarin lasciò l'attività
La vetrina del negozio nel 2012, anno in cui Balzarin lasciò l'attività
Karl Zilliken12.02.2020

La sua famiglia aveva aperto la gioielleria nel 1918 in piazza dei Signori, sotto le arcate della Basilica palladiana. Lui, entrato in bottega nel 1962, aveva tenuto duro per 50 anni fino al 2012 quando, all'età di 75 anni, era stato costretto a cedere il passo, un po' per i canoni di affitto richiesti per mantenere l'attività, ma soprattutto perché era stato vittima di una tentata rapina, l'ennesima, che aveva scatenato definitivamente in lui la volontà di dire "basta". Si è spento l'altro giorno a 81 anni Giulio Balzarin, che oltre ad essere gioielliere, più di una volta ha ricevuto pure il titolo di eroe per aver difeso la sua attività dai malintenzionati. Lascia la moglie Gabriella e i tre figli Maria Chiara, Francesca e Luca.

 

LA STORIA. Chi conosce la storia secolare della sua famiglia, lo considera il Giulio "secondo", perché fu suo nonno, omonimo, classe 1880, a rilevare il nobile locale di piazza dei Signori 36 da un'altra importante famiglia di gioiellieri, i Marangoni, sottoscrivendo il contratto tra i tavolini del caffè Pedrocchi di Padova. L'avventura nel mondo dell'oro e dei gioielli nella città che sarebbe diventata simbolo del settore era nuova per la famiglia Balzarin che, invece, era già esperta di commercio perché gestiva due attività in centro: la moglie di Giulio, Lucia Zancan, infatti, gestiva un negozio di oggetti da regalo sempre sotto le arcate della Basilica, mentre la famiglia era proprietaria di un bar in corso Palladio. In ogni caso, la prima esperienza fu un successo e per la clientela non fu un problema affezionarsi ai Balzarin. Quando Giulio fu sul punto di abbandonare l'attività per sopraggiunti limiti d'età, la scelta ricadde sull'omonimo nipote. E si è rivelata la decisione giusta. Tanti i successi, anche tanti, troppi, episodi di furti e rapine, alcune dei quali sventati con audacia. L'ultimo episodio è targato 2012: con una manata ad una pistola che gli era stata puntata, Balzarin era riuscito a disarmare un ladro. «Eroe? - aveva dichiarato ai cronisti - No, l'ho fatto per rabbia». Quando per Balzarin era stata la volta di andare in pensione, ecco il medesimo dilemma che aveva attanagliato il nonno: i tre figli avevano carriere già avviate. La scelta, quindi, è caduta su una famiglia amica.

 

IL COMMIATO. «Si tratta di una persona che ha lavorato per cinquant'anni nella stessa attività e che per me è stata d'ispirazione - racconta l'architetto Claudia Cavestro, che ha "ereditato" l'antica gioielleria Balzarin subentrando nella gestione, prima con il fratello Giulio e poi in solitaria - Sono molto legata alla famiglia, che conosciamo da sempre. È stata una persona molto attenta e altrettanto ligia al suo lavoro. Sento una grande responsabilità nel gestire un negozio dove hanno lavorato tre generazioni della famiglia Balzarin e sono contenta di averlo portato al secolo di vita due anni fa». «Ha fatto la storia della gioielleria a Vicenza», il commento della presidente dell'associazione Botteghe storiche, Giuliana Pavan. Stefano Soprana, titolare di un'altra storica gioielleria sotto la Basilica aggiunge: «Era una persona di grandissima cultura che lascia un vuoto». Il funerale si celebrerà domani alle 14.45 nella chiesa dei Servi.