Veglia il padrone morto e lo difende dai soccorritori

Il cagnolino Gigio che ha vegliato il suo padrone, ospite del canile di Marano dove attende un’adozione
Il cagnolino Gigio che ha vegliato il suo padrone, ospite del canile di Marano dove attende un’adozione
Karl Zilliken 25.04.2019

Lo ha vegliato per un giorno impedendo a chiunque di avvicinarsi al suo padrone. Ma il suo “papà”, l’uomo con cui da anni viveva in simbiosi, non stava semplicemente dormendo profondamente, bensì era morto da almeno 24 ore per cause naturali nella sua casa di via Marebbo 8, ad Arsiero. Ad Arturo Roncaglia, 76 anni, impresario edile in pensione, era rimasto solo il piccolo meticcio Gigio o “Jijo”, come lo chiamava lui. Ed il cagnolino non voleva far avvicinare nemmeno vigili del fuoco di Schio e carabinieri arsieresi, allertati da un vicino preoccupato. Prima, aveva perso prematuramente una figlia; poi, lo aveva lasciato la moglie dopo una breve malattia. Così, si era stretto un legame profondo con il piccolo meticcio con cui conviveva da anni. Un rapporto tanto forte che, ora che Arturo ha perso la vita, rischia di compromettere la salute dello stesso quattrozampe. Basta solo pensare che, durante il periodo in cui la moglie di Arturo è stata ricoverata in ospedale e lui andava a trovarla ogni giorno, Gigio non voleva saperne di mandare giù nemmeno un boccone prima che il suo amato “capobranco” tornasse a casa. Un capobranco che, però, non era un tipo da comandare a bacchetta ma, anzi, gli lasciava perfino la libertà di condividere il letto. Forse Roncaglia se lo sentiva che non gli restava molto da vivere, fatto sta che circa un anno fa l'uomo aveva chiesto la concessione per 35 anni di un loculo nel cimitero arsierese. Era però preoccupato per le sorti del suo “migliore amico” ed aveva confidato di essere preoccupato per il “Jijo”: «Siamo troppo legati, ho paura che non ce la faccia senza di me». Il rischio c'è e a chiedere aiuto è la sezione dell'Ente nazionale protezione animali di Thiene e Schio: «Gigio era talmente sotto choc che non permetteva a nessuno di avvicinarsi al cadavere – racconta tramite un appello la presidente della locale sezione Enpa, Federica De Pretto-. Vivevano in simbiosi Arturo e Gigio, dormivano insieme, si trattava di un amore incondizionato. E ora? Ora lui è in gabbia. Gli eredi? Boh. Gigio trema, è terrorizzato, ha paura di tutto. Lui non ce la può fare e temiamo si lasci morire. C'è urgente bisogno di una famiglia fatta di persone che abbiano pazienza e tanto cuore. Siamo gli unici a poter essere la voce di “Jijo”, cerchiamo di fare quello che avrebbe voluto il suo amato padrone». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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