La bici da corsa accanto alla bara di Nicolò

Il parroco don Federico Fabris accanto al feretro bianco e alla biclcletta rossa di Nicolò Celi FOTO  CECCONi piccoli ciclisti seduti in chiesa accanto alla bara del  loro compagno
Il parroco don Federico Fabris accanto al feretro bianco e alla biclcletta rossa di Nicolò Celi FOTO CECCONi piccoli ciclisti seduti in chiesa accanto alla bara del loro compagno
Luca Strapazzon 12.06.2019

«Per questa corsa il destino ha deciso di dividerci ma sai che ci sarò sempre e se ti volti guarda che gruppo è qui per te e con te. Era impossibile non volerti bene». Con queste parole Gianni Comacchio, l’allenatore di Nicolò Celi, ha salutato il quindicenne morto nell’incidente del suo scooter. Una marea di persone ieri pomeriggio è accorsa a Mure di Colceresa per l’ultimo saluto. Non è bastata la chiesa: a decine e decine sono rimasti fuori, nella piazza, dove su uno striscione bianco campeggiava la scritta “Buon viaggio Nicolò…”. La stessa scritta era sulle maglie dei tanti amici, coetanei, compagni di classe e compagni di sport che sono venuti per accompagnare Nicolò nell’ultimo viaggio. Di fianco al feretro bianco la sua bici rossa, fiammante, e intorno le divise colorate dei giovani ciclisti compagni di tante gare, accorsi da tutta la regione. Non un classico funerale ma un saluto, un arrivederci, ricordando cosa Nicolò ha lasciato a ciascuno dei presenti e a chi gli voleva bene. Intorno all’altare le coccarde dei gruppi Aido provinciali che hanno ringraziato la famiglia, con la preghiera del donatore finale, per la scelta di donare gli organi. «La famiglia sta avendo un grande coraggio – ha detto il parroco don Federico Fabris durante l’omelia – perché è diventata testimonianza per tutti noi. In questi giorni si è creata una nuova, più grande, famiglia intorno a Nicolò e sono sicuro che lui, da lassù, sarà il primo tifoso di questa squadra». Una squadra che ha cercato di farsi forza in questi giorni e durante la cerimonia. «Non possiamo avere risposte alle tante domande che ci siamo posti – ha continuato don Federico – ma forse il miracolo che tutti aspettavamo, in realtà, è stato Nicolò stesso». Il vescovo di Padova, Claudio Cipolla, ha voluto mandare un messaggio alla comunità di Colceresa e a tutti coloro che si sono stretti intorno alla famiglia di Nicolò Celi. «A parlare – ha scritto tra l’altro il presule – sarà lo spirito e parlerà nel cuore di ciascuno di voi». Toccanti i saluti finali dei compagni di scuola, degli amici e, soprattutto, le lettere di Gianni Comacchio e nonna Silvana. «Dammi la forza di insegnare ancora quei valori che insieme abbiamo coltivato – il messaggio dell’allenatore – e voi, ragazzi, prendete esempio dal sorriso buono e garbato di Nicolò». «Rinunciare a qualcosa per donarlo a te non è mai stato un peso – le parole della nonna –. E’ difficile comprendere tutto ciò ma ringrazio per il tempo vissuto insieme in questi anni e sappi che avrò sempre cura del tuo sorriso e lo porterò con me nelle mie passeggiate». •

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