Vescovi: «Il manifatturiero è la spina dorsale dell'Italia»

Il presidente degli Industriali Luciano Vescovi al convegno
Il presidente degli Industriali Luciano Vescovi al convegno
Stefano Tomasoni08.02.2020

Il presidente di Confindustria Vicenza, Luciano Vescovi, esce da Rocca Sveva convinto ancora più di prima, se possibile, che il futuro, non soltanto quello dell'industria vicentina e veneta ma quello del paese nel suo complesso, sta dentro una parola: manifattura.

 

«La presenza di così tanti imprenditori all'evento di presentazione del Top 500 ha messo in luce quanto il nostro mondo imprenditoriale abbia a cuore rapporti come questo, che contribuiscono a mettere in luce le straordinarie eccellenze del territorio - commenta Vescovi -. Di fatto non è ancora diffusa la piena consapevolezza della grande importanza del polo manifatturiero veneto e del Nordest: questo tema dev'essere per noi una sorta di mantra da ripetere continuamente, perché dobbiamo essere tutti consapevoli che senza il manifatturiero l'Italia sprofonda. È necessario continuare a ripeterci in maniera maniacale che è importante sostenere il manifatturiero italiano, perché è la vera spina dorsale del paese».

 

Una spina dorsale che, dal punto di vista geografico, si localizza in particolare tra Nordest, Lombardia ed Emilia. Un'area che, dice Vescovi, continua a rimanere fuori dai radar della politica. «Penso ad esempio alla novità della cosiddetta "confisca allargata" di cui ci si sta riempendo la bocca: si tratta di uno strumento specifico per colpire la criminalità organizzata, ma finisce per andare a colpire trasversalmente chiunque. Forse non ci si rende conto che il 99% degli aderenti al nostro sistema è dato da grandi imprenditori che contribuiscono al successo di questi territori, con visione e rispetto delle norme e degli standard».

 

A colpire in modo particolare il presidente degli Industriali vicentini, tra i contenuti emersi nel convegno di Soave, sono stati due temi: il divario nord-sud che continua ad allargarsi e la domanda di competenze tecniche che arriva dalle aziende e non trova piena rispondenza nel mercato del lavoro. «Il divario tra il nord e il sud nel nostro paese sta drammaticamente crescendo - osserva -. In questo nostro territorio c'è un contesto tutto sommato favorevole all'impresa, che sta dando i risultati che vediamo, mentre il paese sta fondamentalmente sprofondando. Questo è un grande pericolo, anche perché il Mezzogiorno e l'Italia intera possono essere una risposta importante a quello che oggi è il fabbisogno numero uno per l'impresa manifatturiera, ossia le competenze. La cosa che più mi ha colpito in assoluto, tra i dati e le considerazioni emerse negli interventi dei relatori, è il fatto che i principali CEO delle aziende europee abbiano indicato tra le priorità per il futuro il tema della disponibilità delle giuste competenze, adeguate alle nuove tecnologie. Questo è effettivamente il punto centrale, in modo particolare in Italia dove il divario tra fabbisogno di competenze tecniche in azienda e disponibilità di figure professionali coerenti con questo fabbisogno è la vera principale minaccia, il nostro problema numero uno. Non dobbiamo sottovalutarlo».