L’infermiere è
un robot fai-da-te

Il robot Lhf-Connect costa meno di mille euro e garantisce la telepresenza aiutando gli infermieri
Il robot Lhf-Connect costa meno di mille euro e garantisce la telepresenza aiutando gli infermieri
25.05.2020

Un aspirapolvere robotico, un piedistallo e due tablet, più un software liberamente accessibile e l’assistenza tecnica dei maker: sono stati realizzati così i robot fai-da-te da mille euro che si stanno sperimentando in Italia, in due ospedali in Toscana e in un centro anziani in Lombardia, per permettere ai pazienti in isolamento per Covid-19 di comunicare con i familiari e ai medici di fare consulti a distanza. Sono il primo risultato del progetto Lht-Connect, nato per iniziativa dell’Istituto italiano di tecnologia (Iit) di Genova. «Durante questo periodo di emergenza», spiega il team che ha realizzato il mini robot, «abbiamo deciso di focalizzare la nostra attività di ricerca declinandola sulle necessità provenienti dal personale medico. La raccolta delle loro richieste ci ha portato a capire che è importante concentrarsi su una scienza rapidamente applicabile al pubblico e che possa, in questo momento, supportare le persone in difficoltà. «Il nostro progetto», sottolineano i membri del team, «è chiamato Low Hanging Fruits (Lhf) proprio perché vogliamo sottolineare l’importanza della ricerca robotica fatta negli ultimi decenni che ci permette, oggi, di poter sviluppare soluzioni rapide ed efficaci per sopperire a situazioni di emergenza e imprevisti». «Low Hanging Fruits» sono infatti i frutti della ricerca robotica più avanzata svolta negli anni passati, e che sono oggi a portata di mano per una applicazione vasta e immediata. Tecnicamente Lhf-Connect è costituito da una base mobile realizzata modificando un aspirapolvere robotico commerciale, da un piedistallo e due cellulari o tablet. Il software sviluppato dal team Iit e Università di Pisa permette la supervisione del robot da parte di un operatore remoto, rendendolo così in grado di raggiungere i letti dei pazienti ricoverati in isolamento. Quando la connessione tra il paziente e il medico o il parente è stabilita, il pilota volontario abbandona la comunicazione per garantire la privacy. Il robot è dotato di una intelligenza artificiale che ne aiuta la navigazione, ma viene supervisionato a distanza da una persona che gli impartisce gli ordini. Al momento viene utilizzato con l’assistenza remota di ricercatori o di operatori sanitari, ma il progetto prevede di istruire i volontari che offriranno alcune ore per guidare a distanza i robot nei reparti Covid-19 che li richiedono, aiutando il personale sanitario già sovraccarico di attività. Questo «assistente» consente di prestare ai ricoverati in isolamento assistenza di base, dalla consegna dei farmaci ai consulti, rivelandosi preziosissimo per ridurre i rischi di contagio degli operatori sanitari, e rende facilmente accessibili i contatti e le relazioni - per quanto a distanza - tra i pazienti e i parenti. «Abbiamo parlato molto con i medici e il personale sanitario», racconta Antonio Bicchi, ricercatore Iit, professore all’Università di Pisa, «abbiamo scoperto che non c’era bisogno di 'rocket science' per essere veramente utili, oggi e dovunque serva, in questo momento di emergenza. Ci è stato detto che un semplice robot di telepresenza sarebbe stato di grande aiuto per gli operatori, continuamente esposti a rischi di contagio, e per i ricoverati in reparti Covid-19, che rimangono isolati per settimane senza poter avere contatti con le proprie famiglie. «L’obiettivo», sottolinea Bicchi, «è dare ora il nostro contributo per la gestione delle strutture ospedaliere e un leggero sollievo ai ricoverati e alle loro famiglie. La ricerca italiana in Robotica, che è una delle più forti al mondo, continua intanto a preparare il futuro».