«Non allenteremo
le misure: respiratori
veterinari confiscati»

24.03.2020

L’andamento dell’epidemia da Coronavius in Veneto ha «una crescita costante, lenta, che ci permette di essere più reattivi e più performanti nelle curve, ma c’è. Arriveremo a un punto che se non si ferma avremo difficoltà a far trovare un letto libero all’ultimo paziente che ce lo chiede». Lo ha affermato il presidente della regione, Luca Zaia, facendo il punto con i giornalisti.

 

POSTI IN TERAPIA INTENSIVA

«L’emergenza - ha proseguito Zaia - è quella di creare posti letto in terapia intensiva, ne abbiamo 825 sula carta, e siamo in attesa di un carico di 50 respiratori che abbiamo comprato in Svizzera e che è per strada. Poi aspettiamo i famosi 200 respiratori chiesti da subito alla Protezione civile, ad oggi dopo un mese ne sono arrivati una cinquantina. Siamo molto preoccupati per questo, e non è polemica, ma la nostra programmazione si è sempre basata sul fatto che questi respiratori dovevano arrivare».

 

RESPIRATORI PER ANIMALI CONFISCATI

«Abbiamo dato disposizione di provvedere anche al prestito di respiratori agli studi veterinari» ha reso noto Zaia. «A scanso di equivoci - ha aggiunto - preciso che si tratta di una pompa, e la parte meccanica è uguale per uso umano poi si usano tubi diversi rapportati alle anatomie animali. Ma sono efficienti, e il censimento è in via prudenziale, raccogliamo anche quelli. Sono una cinquantina, sono macchine normali, non c’è niente di strano, è come chiedere che gli studi veterinari ci prestino le provette asettiche per le analisi», ha concluso.

 

CONTROLLI SUGLI SPOSTAMENTI CON OPERATORE TELEFONICO

«Dovremo continuare con le misure, non ho intenzione di allentarle, so che chiedo un sacrificio però è l'unico aiuto che chiedo, che questa "cura popolare" contro il Coronavirus continui a essere una cura in team», ha annunciato Zaia a proposito dell'ordinanza regionale su movimenti e chiusure di negozi, più restrittiva per certi aspetti del Dpcm nazionale. «Abbiamo uno studio fatto con Agenda digitale e Azienda zero - ha proseguito Zaia - che dimostra che la nostra ordinanza ha fatto diminuire del 44% i transiti nella nostra regione. Abbiamo censito tutti gli spostamenti con un gestore telefonico, ovviamente in maniera anonima. I veneti si stano comportando bene, hanno dimostrato di avere rispetto per la propria salute e soprattutto di avere senso di solidarietà nei confronti del prossimo, di chi vive in questa comunità, per me - ha concluso - i veneti sono tutti quelli che vivono qui». 

 

IL MODELLO VENETO E IL PICCO

«Noi abbiamo un modello che ci dice che arriveremo a un punto in cui avremo due milioni di veneti contagiati», ma «molti positivi non sviluppano patologie, è bene ricordarlo. Un tampone positivo non è una condanna a morte», ha ricordato Zaia. Il modello previsionale «ci lascerà nella storia questa "nebulosa" di sapere di avere avuto tanti cittadini che non saremo riusciti a intercettare, che saranno degli asintomatici positivi, che poi si negativizzeranno, come accade». Il tampone positivo, ha aggiunto «vuol dire che ti devi mettere in quarantena e cercare di non andare a contagiare qualcuno che potresti condannare a morte». Zaia ha quindi sottolineato che «raggiunto un certo livello di contagio nella comunità, con picchi come quelli che prevede il nostro modello che si potrebbero raggiungere a metà aprile per poi sfiammare verso fine aprile e i primi di maggio, è verosimile che ci sia un paio di milioni di persone che comunque direttamente o indirettamente siano state contagiate».

 

FINO A 20MILA TAMPONI AL GIORNO

«All’inizio sui tamponi siamo stati attaccati ingiustamente dalla comunità scientifica, ma adesso siamo visti un po' come un modello. Di tamponi ne abbiamo fatti 65mila finora e vogliamo arrivare a farne 20mila al giorno per andare a tracciare e isolare anche positivi asintomatici».

CORRELATI