My Land, che numeri! Tra cielo e Terra il circo si trasforma

Yevheniia Obolonina in My Land sulla “torre”  FRANCESCO DALLA POZZAUn “numero” d’alta scuola dei performers della Recirquel Company Budapest COLORFOTO ARTIGIANA
Yevheniia Obolonina in My Land sulla “torre” FRANCESCO DALLA POZZAUn “numero” d’alta scuola dei performers della Recirquel Company Budapest COLORFOTO ARTIGIANA
Lara Campigato 09.02.2020

Lara Campigato VICENZA Dopo il successo dell'anno scorso, la famosa compagnia di circo contemporaneo ungherese Recirquel Company Budapest è tornata al Teatro Comunale di Vicenza con My Land, firmato da Bence Vagi, spettacolo ispirato all'eterno legame dell'uomo e la Terra, una visione di luci e ombre creata per sette artisti circensi ucraini mozzafiato che fondono abilità strabilianti e talento grezzo. La performance combina teatro ad effetto e arte circense nel tentativo di colmare la distanza tra teatro fisico, danza e circo, e mescolare i confini tra i generi per aprire ad una nuova direzione e sviluppare un'espressione unica del patrimonio culturale dell'Europa centro-orientale. Come un germe, un germoglio, una sostanza vivente, gli artisti si buttano a terra con gesti lenti, persistenti e fluenti. La configurazione scenica è minima, quasi nessun oggetto, non c'è una rete di sicurezza, né una corda tesa, insomma nulla che possa distrarre dagli artisti acrobati. La musica è un mix ipnotico di canti popolari e melodie classiche ucraine e tartare ed evoca l'antica naturalezza dell'attaccamento alla madre terra e le leggi del ciclo di vita. La performance si muove nello spazio tra la terra e il cielo e mostra una danza di lotta per l'esistenza. Le tematiche affrontate sono quelle della nascita, della fertilità, amore e potere. My Land è, in effetti, un circo come non si è mai visto prima, sul palco solo una pedana rialzata coperta di terra che, mossa dagli artisti, fa emergere improvvisi fasci di luce ed un pannello riflettente, che poco dopo scompare ma che nell'insieme enfatizza il gioco dei corpi. Oltre ai sei maschi, l'attenzione è rivolta all'eterno feminino che possiede un potere primordiale e che continua a dare alla luce una terra fertile con l'opportunità di partorire. Impressiona il numero di equilibrio e contorsionismo di Yevheniia Obolonina con il suo partner, Roman Khafizov. La coppia esegue un numero a tratti strabiliante in cui lei si punta delicatamente sul plesso solare ad arco di Khafizov o cade casualmente nelle spaccature sopra le costole. Attraverso intrecci di coordinate, il ritmo morbido e teso ci parla della nascita, dell'amore, degli istinti, della competizione, della tradizione e dell'inevitabile scomparsa. Ci sono poi i fratelli gemelli, Andrii e Mykola Pysiura, che eseguono incredibili ma delicate acrobazie, ruotando il busto attorno alla testa dell'altro, controbilanciando il peso per costruire “torri umane”; e ci sono giocolieri che con le loro palline sembrano simulare un combattimento; ed infine una danza solista in equilibrio sulla scala. Tuttavia My Land è una performance circense a rallentatore, nella quale resta vago ogni arco narrativo. Vanno dimenticati i numeri del circo tradizionale, non compare più l'omone forzuto con canottiera a strisce e bilanciere, né funamboli o trapezisti, ed i clown sono un lontanissimo ricordo. Il tentativo è quello di colmare la distanza tra teatro fisico, danza e arte circense ponendo al centro l'essere umano capace, nella sua fragile natura, di trascendere costantemente i confini con prestazioni straordinarie. Un lavoro dal design elegante ma senza una narrazione coerente, che vorrebbe andare oltre l'intrattenimento per insinuarsi nelle radici drammaturgiche del teatro, ma che a conti fatti restituisce solo un'immagine esteticamente accattivante. E così gli elementi del circo “postumano” perdono un po' della loro magia. Il pubblico del Teatro Comunale ha salutato gli artisti con un caldo applauso e ripetute chiamate. Oggi alle 18 ultima replica. • © RIPRODUZIONE RISERVATA