La sostenibile (?) leggerezza dell’ultima danza della vita

L’elvetica Tabea Martin e la bolognese Simona Bertozzi FOTO CECCON
L’elvetica Tabea Martin e la bolognese Simona Bertozzi FOTO CECCON
Lorenzo Parolin 04.09.2019

Lorenzo Parolin BASSANO C’è più sorriso che malinconia al teatro Remondini per “This is my last dance”. Si è nel finale di B.motion danza, sul palco ci sono l’elvetica Tabea Martin e la bolognese Simona Bertozzi, lo spettacolo mette in scena l’ultima danza di due performer immaginate non più giovanissime. L’ispirazione è “Finale di partita” di Beckett, il tema non si limita al finale di carriera di due artiste, ma affronta la questione cruciale della mortalità. Con leggerezza, con ironia, proponendo una lettura che nonostante la malinconia di fondo tiene lontana la cupezza. Allora si sorride su interventi al microfono come “Non pensi, Simona, di essere troppo anziana per danzare?” o sull’elenco di originalità (“Indossare slip con una macchia rossa”, “Mettere parrucche colorate”, “Baciare tutti”) con le quali le due performer dichiarano di aver chiuso. E si sorride ancor di più, nel finale, quando il “post mortem” della danza contemporanea si rivela essere nient’altro che una serata a tutta techno in discoteca, col suo bel contorno di cubi e luci psichedeliche. Simpatico, gradevole, in linea con ciò che, sempre simpatico, sempre gradevole, Tabea Martin aveva proposto anche in passato. Ed è questa insistenza sulla leggerezza che, alla fine, solleva qualche punto di domanda. Nel senso che le due danzatrici lavorano all’unisono, propongono geometrie articolate e utilizzano gli spazi da veterane, ma sul piano della riflessione quest’ “ultima danza” si muove in superficie. E un po’ più di approfondimento avrebbe fatto bene. Tra le sorprese di questa edizione 2019 di B.motion ci sono invece due spettacoli pomeridiani e un serale che per forma e contenuti meritano la menzione speciale. “Save the last dance for me” di Alessandro Sciarroni, impegnato – tra gli applausi a Ca’ Erizzo Luca – a salvare la Polka Chinata bolognese. Ancora, “My Heart goes Boom” di Daniele Ninarello, nella chiesa di S. Giovanni, con i performer del progetto “Dance Well” che hanno trasformato in valore i limiti legati alla malattia di Parkinson, per finire al Remondini con “Graces” di Silvia Gribaudi. • © RIPRODUZIONE RISERVATA