Il piccolo Alberto ha tanta fretta
Nasce in corridoio al San Bortolo

Il parto è avvenuto nel corridoio del pronto soccorso al San Bortolo
Il parto è avvenuto nel corridoio del pronto soccorso al San Bortolo
Franco Pepe20.02.2019

VICENZA. Arriva in auto, accompagnata dal marito, al pronto soccorso dell'ospedale, quello generale, ma non fa in tempo neppure a passare al triage per essere trasportata in ostetricia che partorisce in corridoio. Accade al San Bortolo. E tutto finisce bene. Si chiama parto precipitoso. Ha una incidenza del 10 per cento e si verifica soprattutto in chi ha già avuto almeno un bambino. È, appunto, quello che capita a Gloria Tongasoa Costa, 30 anni, nativa del Madagascar ma adottata da piccola da una famiglia vicentina e quindi cittadina italiana, residente a Bolzano Vicentino.

 

Sono le 5 di mattina di giovedì scorso. La dottoressa Anna Marzaro, una delle giovani libero-professioniste chiamate dal primario del pronto soccorso Francesco Corà a rimpolpare come medici-fast un organico parecchio carente di numeri, sta visitando un paziente in uno degli ambulatori in cui per velocizzare le operazioni e tagliare i tempi di attesa si fanno convergere i codici bianchi. Fuori, la sala d'attesa è già gremita. Ad un certo punto si sente gridare. È un grido forte, che si ripete, come di qualcuno che sta male. «In un primo momento - racconta la dottoressa - ho pensato ad un'anziana vista da poco, ma quella voce era troppo giovane. Allora esco dall'ambulatorio e noto in corridoio una donna in piedi, sofferente, con i pantaloni un po' abbassati. Accanto a lei il marito. Ha il cappotto, una sciarpa attorno al collo, la borsa per cui non è semplice intuire subito quale sia la causa del dolore che la fa gridare in modo così intenso, poi, però, mi accorgo che sta cadendo del liquido, e dopo qualche istante, vedo una testolina scendere giù».

 

In effetti, Gloria sta partorendo in piedi. E non c'è più tempo per portarla in pronto soccorso ginecologico, pure a qualche decina di metri di distanza, o in sala parto. La dottoressa Marzaro non si perde d'animo. Scorre le nozioni di ginecologia studiate al corso di laurea in medicina, e passa all'azione. Intanto arrivano due infermiere, Priscilla Bressan e Debora De Franceschi. In tre, con prontezza, afferrano sia la mamma e sia il bambino ormai completamente fuoriuscito. La paziente è adagiata su una sedia e sul suo ventre viene collocato il neonato che sta già lanciando i primi vagiti. Respiro di sollievo della dottoressa trasformata dal destino in ginecologa. «Ho provato una gioia immensa». Poi, si allerta il ginecologo di guardia mentre gli operatori, Ivano, Manuel e Marta, accompagnano puerpera e figlioletto nell'area rossa. Qui li accoglie la dottoressa Consiglia Mennillo, mentre l'infermiera Silvia Barbato, con istinto materno, attacca il bimbo al seno della madre. Insomma, tutti felici di essere stati complici di questa avventura conclusasi nel modo più bello.

 

«Durante il nostro meraviglioso lavoro non c'è prezzo per cose del genere» sussurra Marzaro. Nel frattempo il ginecologo procede al clampaggio del cordone ombelicale della giovane che, poi, è trasferita in una (vera) sala parto per le operazioni finali. Ora, in pronto soccorso, si può completare finalmente il triage post-partum. Il codice è giallo. Sono le 5,27. Ora Gloria, che ha già un altro figlio, è già tornata a casa con il suo principino. E Alberto, il piccolo di 3 chili e 5 grammi che ha voluto irrompere di corsa nel mondo, poppa soddisfatto.