Caos vigilanza
scuole e museo
senza allarme

L’impianto di videosorveglianza del museo del Risorgimento non è collegato con i sistemi centrali perché manca un’idonea linea Adsl
L’impianto di videosorveglianza del museo del Risorgimento non è collegato con i sistemi centrali perché manca un’idonea linea Adsl (BATCH)
Nicola Negrin06.06.2016

Polemiche, disservizi, attacchi, penali, risoluzione del contratto. Basterebbero cinque puntate per etichettare con la parola “caos” la vigilanza notturna degli edifici pubblici di Vicenza. Eppure, dopo l’ultima puntata che ha visto l’amministrazione comunale “licenziare” la Pss (ancora in carica) arriva il contrattacco da parte della ditta che non solo si dice pronta a fare «causa civile a palazzo Trissino» ma rincara la dose portando allo scoperto una situazione critica che coinvolge diversi immobili pubblici della città, tra i quali scuole e museo del Risorgimento: gli allarmi sono guasti.

L’ANNUNCIO. Un breve riepilogo prima di andare avanti. Tutto nasce, anche se sarebbe meglio dire finisce, lo scorso 30 maggio quando l’amministrazione comunale, dopo l’autodenuncia dei dipendenti, decide di interrompere il rapporto con l’azienda di Marghera. «La decisione di procedere con la risoluzione del contratto con la Pss vigilanza - afferma l’assessore al bilancio Michela Cavalieri - è stata determinata da una serie di inadempimenti riscontrati e sanzionati durante l’esecuzione del contratto tali da determinare l’inevitabile interruzione del rapporto contrattuale, avvalendosi di apposita clausola risolutiva».

LA REPLICA. Apparentemente il vaso sembrerebbe pieno di problemi e carenze. Eppure è la stessa Pss, dopo l’annuncio, a scoperchiarlo e parlare delle «criticità che riguardano gli edifici pubblici» e dei «problemi più volti segnalati al Comune - afferma il rappresentante dell’azienda Christian Cretella - che non ha mai pensato di risolvere i guai e non ci ha permesso di lavorare». Si parte dal museo del Risorgimento «dove - prosegue - abbiamo provveduto all’installazione degli apparati tecnici volti all’accentramento della videosorveglianza, ma abbiamo scoperto che la linea Adsl non era idonea a supportare il sistema. Abbiamo fornito un’offerta per attivare noi una linea Adsl ma non abbiamo avuto nessuna risposta, nonostante ci fossimo proposti in svariate occasioni».

GLI ALTRI IMPIANTI. Ma non solo. A non funzionare sono anche numerosi allarmi di edifici pubblici: biblioteca La Vigna, scuola elementare Lioy, asilo nido Calvi e ancora Lampertico, Mainardi, Piccoli. «Anche gli accertamenti di Amcps - continua Cretella - hanno evidenziato che i sistemi non sono idonei. Sono talmente vetusti che non potevano essere collegati alla nostra centrale». La conseguenza era presto detta: «Mandavano continue segnalazioni di allarme ai nostri ricevitori con una conseguente occupazione della linea che impediva la recezione delle altre. Abbiamo avvisato il Comune ma non abbiamo mai avuto riscontro. Non ci hanno mai fornito l’orario e i giorni di attivazione o disattivazione degli impianti».

LA BATTAGLIA. La vicenda non finisce qui «perché noi - prosegue - non abbiamo potuto svolgere il nostro lavoro per colpa del Comune. Faremo causa».