Il piano casa finisce alla Corte costituzionale

Tocca alla Corte costituzionale valutare la legittimità delle deroghe sulle distanze del piano casa veneto
Tocca alla Corte costituzionale valutare la legittimità delle deroghe sulle distanze del piano casa veneto
Marco Scorzato 14.12.2018

Fosse una partita di calcio del campionato italiano, sarebbe il momento in cui l’arbitro ferma il gioco dopo un contatto dubbio in area di rigore, traccia con le dita un rettangolo a mezz’aria, e va a vedere il replay al Var. In realtà siamo sul terreno del diritto amministrativo e questo è il momento in cui il Tar sospende il giudizio su una controversia relativa a una pratica edilizia e si rivolge alla Corte Costituzionale, il giudice delle leggi, sollevando la questione di legittimità costituzionale del piano casa del Veneto nella parte in cui deroga alla distanza dai confini. Lo fa su un ricorso di tre cittadini di Altavilla contro il Comune, che chiedono «l’annullamento dell’ordine di non effettuare» un ampliamento secondo la legge regionale, ma il passo mosso dal Tar Veneto ha un respiro generale, perché la decisione della Consulta determinerà i destini del piano casa e la possibilità o meno per migliaia di proprietari veneti di ampliare in deroga alle distanze dai confini. L’ordinanza del Tar è stata pubblicata mercoledì e firmata dal presidente Alberto Pasi. Riguarda il ricorso di Vania Carlan, Gianpaola Carlan e Bertilla Donatello, difese dagli avvocati Gianluca Ghirigatto e Anna Povolo, contro il Comune di Altavilla, rappresentato dall’avvocato Dario Meneguzzo. Proprio il Comune ha eccepito l’illegittimità del piano casa nella parte in cui deroga alla distanza dai confini e il Tar ha deciso di rinviare alla Consulta per il verdetto. L’intervento chiesto dai proprietari prevede la possibilità di derogare, in base al piano casa, alla distanza di cinque metri dai confini prevista dal Piano degli interventi. Fino al 2016 il Tar Veneto riteneva che fosse possibile derogare anche se la legge regionale non lo prevedeva in modo esplicito. Poi il Tar ha mutato linea e con la sentenza del 14 ottobre 2016 ha stabilito che la deroga non fosse ammessa in assenza di una «espressa previsione». Allora la Regione, con la Finanziaria successiva, ha esplicitato quella possibilità. Tutto finito? Per nulla. Perché ora la questione torna sub judice. È l’avvocato Dario Meneguzzo a eccepire l’illegittimità costituzionale della norma regionale. E il Tar decide di mandare gli atti alla Corte. «Il primo profilo da esaminare - recita l’ordinanza - riguarda la violazione dell’articolo 117 della Costituzione perché il legislatore regionale disponendo la deroga delle distanze dai confini previste dagli strumenti urbanistici, è intervenuto in un ambito normativo riservato alla potestà legislativa esclusiva dello Stato in materia di “ordinamento civile”». Il Tar ravvisa anche una possibile «lesione della sfera di autonomia normativa comunale» oltre che una possibile «disparità di trattamento» tra proprietari di lotti confinanti, che lederebbe l’articolo 3 della Carta. Il giudizio della Consulta diventa tanto cruciale quanto atteso, anche perché il piano casa è prorogato fino al 31 marzo. Il verdetto della Corte condizionerà il futuro della norma e i destini di molte famiglie. • © RIPRODUZIONE RISERVATA