Festa d’autunno, Gimondi protagonista

Gimondi, al centro, durante la manifestazione di Altavilla.  FOTO TROGU
Gimondi, al centro, durante la manifestazione di Altavilla. FOTO TROGU
R.L. 26.11.2018

Scende dall'auto con un po' di fatica, ma il sorriso, nonostante la schiena e l'umidità, è quello di un tempo, sicuro con una punta di autoironia. È una leggenda vivente Felice Gimondi, un capitolo di storia del ciclismo italiano e mondiale, ma lui, con pragmatismo tutto bergamasco, taglia di netto: «Mi basta essere ricordato come un uomo onesto, un buon marito e un buon padre». Si è presentato così, ieri ad Altavilla, all’evento ospitato nella sede di Bonometti Centrocamper. È stato spite, come recita il manifesto che lo ritrae con la mitica maglia celeste con banda orizzontale bianca della Bianchi e la visiera del cappellino sempre piegata all'insù, per cucinare le castagne e alla fine è stato lui a sbucciare le caldarroste dei ricordi che ognuno gli portava e offriva. Perché Felice Gimondi ha vinto tutto sulla strada, basta prendere il proprio smartphone e digitare il nome: tutti e tre i podi dei Mondiali - vittoria nel 1973 a Montjuic, argento a Mendrisio nel '71 e bronzo a Leicester nel '70 - tre volte il Giro d'Italia e una a testa il Tour de France e la Vuelta de Espana (uno dei sette corridori ad esserci riuscito), una Parigi-Roubaix, una Milano-Sanremo, due Giri di Lombardia ed altrettanti dell'Appennino, il record di nove podi al Giro. Vinceva dovunque e senza barare, pulito come il suo sguardo, in salita, a cronometro, persino in volata, lui che velocista non era. E nonostante avesse davanti un Eddy Merckx venuto davvero da un altro pianeta. Felice, di nome e pure di fatto, nonostante i dolorini, confida”: «Attaccavo sempre, per due motivi. Il primo è che non ero uno sprinter e dunque cercavo di staccare i rivali più pericolosi; il secondo perché era meglio arrivare secondo dietro Merckx che settimo dietro tanti. Il fatto di arrivare secondo dietro di lui mi ha dato pure tanta pubblicità. Pensi che Mosca padre, titolò sul Corriere della Sera, dopo il Mondiale di Mendrisio: “Merckx è campione e Gimondi ha battuto il resto del mondo”». Era davvero un “cannibale”, il belga, ma che questo bergamasco di 76 anni, che ancora oggi fa un'ora al giorno di bici, sia parte viva del mito lo conferma l'accoglienza entusiastica che riceve ogni volta che viene chiamato all'estero per qualche manifestazione. «Sorprende anche me!», guardando Chiara Teochi e Nadir Colledani, punte di diamante della Bianchi Mtb portate dal team manager Massimo Ghirotto. • © RIPRODUZIONE RISERVATA