Emergenza Pfas
Blitz alla Miteni
sigilli a un pozzo

L’entrata della sede di Miteni spa che si trova a Trissino
L’entrata della sede di Miteni spa che si trova a Trissino
Cristina Giacomuzzo06.09.2018

TRISSINO. La Procura ha disposto il sequestro di un pozzo della barriera idraulica dell’azienda Miteni di Trissino. Ieri mattina il blitz da parte dei tecnici dell’Arpav, nel ruolo di ufficiali di polizia giudiziaria: hanno individuato il pozzo “H” e posto i sigilli. I titolari dell’inchiesta sul maxi inquinamento da Pfas che tocca tre Province del Veneto, Vicenza, Verona e Padova, sono i pm Barbara De Munari e Hans Roderich Blattner.

 

Da quanto emerso quello di ieri è un provvedimento reso necessario a seguito del ritrovamento da parte di Arpav, nei primi giorni di agosto, di una “melma nera” che è stata attirata dalla barriera idraulica installata nel 2016 nel corso del procedimento di caratterizzazione. A seguito di questo provvedimento sono stati emessi ulteriori avvisi di garanzia alle stesse persone e per i medesimi reati contestati nella prima tornata, cioè a fine gennaio 2017 quando sono stati iscritti sul registro degli indagati dieci tra manager o ex amministratori della Miteni nonché la stessa società.

 

I reati contestati sono: adulterazione dell’acqua e inquinamento ambientale. La procura ha anche disposto e autorizzato la bonifica del pozzo, ma il sequestro consentirà il prelievo della melma per analizzarne la natura. Sì, perché qui sta il nodo. Stando alle analisi di Arpav risalenti allo scorso mese, in quella melma sarebbero finite importanti concentrazioni di GenX e di C6O4, cioè i Pfas di nuova generazione che sono stati prodotti e trattati di recente dall’azienda. 

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