Gli studenti agricoltori inventano la fioretta bio

La fioretta imbottigliata è da un paio d’anni in commercio.   L.CRI.
La fioretta imbottigliata è da un paio d’anni in commercio. L.CRI.
Luigi Cristina 16.12.2018

Un progetto per la tutela, la promozione e l’innovazione della fioretta e della ricotta recoarese senza l’utilizzo di coadiuvanti tecnologici. Insomma una fioretta totalmente naturale che potrebbe diventare anche un prodotto biologico. La fioretta é un prodotto lattiero caseario tipico dell’alta valle dell’Agno ottenuto alla fine del processo di caseificazione e gli gnocchi con la fioretta sono il piatto de.co. di Recoaro. Tradizionalmente veniva preparata impiegando coadiuvanti chimici, solfato di magnesio o sale amaro, mentre con gli attuali regolamenti in tema di tecnologie alimentari ed in termini di tutela della salute si usano l’acido lattico, l’acido citrico, il cloruro di magnesio. Ora si punta a un nuovo passo in avanti. Protagonisti del progetto, finanziato dal Gal con 13 mila euro, sono alcune aziende agricole del territorio, la Cia, Confederazione italiana agricoltori, di Recoaro e l’alberghiero Artusi. Inoltre ci si sta avvalendo della collaborazione di Alberto Storti, ricercatore laureato in tecnologie alimentari. Il progetto consiste nell’impiego di alcune specie batteriche e di un siero acido per creare la fioretta senza l’impiego di nessuna tipologia di coadiuvanti tecnologici di origine chimica. In questo modo anche le caratteristiche ed i parametri del prodotto finale sono profondamente differenti. Fino ad ora sono state allestite delle prove sperimentali per valutare la fattibilità e la possibilità di portare in azienda quello che è stato allestito in laboratorio. Si sono ottenute una ricotta e una fioretta molto interessanti considerando i parametri organolettici e sensoriali quali colore, consistenza, sapidità e nutrizionali. Le applicazioni previste e contemplate dal progetto sono molteplici. Un primo importante nucleo applicativo è rappresentato dalla scuola in modo da poter appassionare i giovani e far crescere gli stessi nella consapevolezza che questo lavoro legato al territorio rappresenta una possibilità di impiego che avvicina le giovani generazioni al mondo dell’agricoltura e alla vita in montagna. C’è poi la possibilità di creare percorsi turistici legati alle tipicità del territorio lavorando con altre realtà locali. Inoltre i microrganismi isolati potrebbero inoltre essere impiegati per la realizzazione di altri prodotti, formaggi, con caratteristiche uniche senza prescindere dall’ambiente. Altro scopo è avvicinare ed educare al consumo di prodotti del luogo. Da non trascurare poi che la permanenza di allevamenti di bovini incentiva la cura e la salvaguardia del territorio che poggia su un fragile ecosistema. Le analisi sociologiche e di mercato vedono infatti una nuova ascesa dell’interesse da parte del turista alla montagna che desidera trovare un ambiente confortevole, pulito e che sappia offrire percorsi naturalistici ed enogastronomici raffinati che sappiano fare uso di prodotti naturali, ricchi di storia e unicità di sapori, in una cornice tradizionale ma che guardi al futuro. • © RIPRODUZIONE RISERVATA