Otto avvisati per il crac della “cartiera”

L’indagine è stata condotta dai militari della guardia di finanzaIl sostituto procuratore Hans Roderich Blattner
L’indagine è stata condotta dai militari della guardia di finanzaIl sostituto procuratore Hans Roderich Blattner
Ivano Tolettini 10.10.2018

Una storia di evasione fiscale ritorna d’attualità con il fallimento della “Plana srl”. Il curatore Martina Valerio delegato dal tribunale ad amministrare il patrimonio della società valdagnese insolvente, verifica che la documentazione è stata distrutta o fatta sparire, e che sarebbero state eseguite operazioni dolose per farla fallire. Si tratta di accuse da dimostrare, ma che hanno spinto il pm Hans Roderich Blattner a ipotizzare la bancarotta fraudolenta e quella documentale a carico di otto persone. Gli avvisi di garanzia hanno anche il valore di avviso di conclusione delle indagini perché il magistrato ha intenzione di processare gli indagati. Gli “avvisi” sono a carico di padre e figlio, ritenuti amministratori di fatto e soci occulti, e di altre sei persone, che con le loro ditte avrebbero orchestrato il fallimento pilotato di quella che in gergo si definisce “cartiera”, vale a dire una ditta il cui scopo era quello di sfornare documentazione fiscale fasulla per consentire il risparmio tributario ad altre aziende. Il pm Blattner ha informato Argeo Fioraso, 74 anni, di Valdagno e al figlio Matteo Maria, di 40 anni, entrambi difesi dall’avvocato Marco Dal Ben di Vicenza, che cinque anni fa avevano patteggiato rispettivamente 2 anni e 3 anni di reclusione (la pena era stata sospesa) per evasione fiscale riguardo a un valzer di fatture fasulle che coinvolgevano la società “Amf” nell’ambito di ”Amici per la pelle 2”. I due Fioraso che all’epoca erano stati anche arrestati, secondo le Fiamme Gialle, assieme ad altri individui architettarono un sistema di evasione fiscale attraverso false fatture per un imponibile stimato in 20 milioni di euro. In questa vicenda, invece, avrebbero utilizzato la società fallita per mettere fatture per operazioni oggettivamente inesistenti nel lontano biennio 2006-2007 per un ammontare di 644 mila euro di imponibile ed Iva per 128 mila euro. Con i due Fioraso sono indagati Sergio Zonta, 59 anni, di Chiampo, amministratore della “Esse D” che aveva sede a Chiampo e che venne estinta nel settembre 2011; Gianluca Melotti, 51 anni, pure lui di Chiampo, legale rappresentante della ”Melapell srl” con sede in Chiampo; il veronese Roberto Zordan, 45 anni, di Vestenanova, socio accomandatario della “Technoleather srl”; Dario Tessari, 40 anni, residente nel Veronese a San Giovanni Ilarione, legale rappresentante della “T.E.D. sas” con sede a Montebello; Giuliano Pellizzari, 60 anni, di Chiampo, legale rappresentae della Lavorazioni Pelli Serena fallita il 6 marzo 2008 e, infine, Andrea Bedin, 51 anni, di Nogarole Vicentino, titolare della “Bedin Pellami di Bedin Andrea” cancellata dal registro delle imprese il 13 giugno 2016. I sei indagati, che sono difesi d’ufficio dalle avvocate Raffaela Di Paolo e Valeria Dorio, sono sospettati di avere fatto parte di una ragnatela societaria che qualche anno fa venne monitorata nell’ambito dell’inchiesta “Amici per la pelle 2”. I due Fioraso erano i soci originari della “Plana”, i quali poi avevano ceduto le azioni al nuovo amministratore poi deceduto. Quest’ultimo, però, sarebbe stato la cosiddetta “testa di paglia” gestita dai Fioraso, individuati appunto come soci occulti. I quali, però, respingono le accuse. •