La città si ripopola Il dolce risveglio dopo anni di crisi

Veronica Molinari 07.10.2018

Cambio di rotta per la città. Arriva a Valdagno, e sembra cogliere quasi di sorpresa anche gli addetti ai lavori, la salita della curva demografica. Per anni si è respirato il rischio che diventasse “quartiere” dormitorio, ma oggi il centro laniero sembra ribellarsi a un’etichetta che gli è sempre andata stretta. Da più di vent’anni il Comune ha salutato centinaia di residenti che sono partiti alla ricerca di una nuova casa e di un nuovo lavoro, anche solo a qualche decina di chilometri a valle. Oggi, invece, quella valle la si risale e lo dimostra il numero di chi si sposta da altri Comuni per vivere in città. Stando agli ultimi dati dell’ufficio anagrafe di via San Lorenzo comunicati all’Istat, da inizio anno la crescita dei residenti è costante, passando dagli iniziali 26.016 abitanti ai 26.076 di fine luglio. E proprio da gennaio sono arrivati 337 nuovi cittadini da altri Comuni contro i 239 che se ne sono andati. A questi si aggiungono 103 persone che hanno deciso di superare le frontiere per vivere a Valdagno a fronte di 53 che invece hanno preso la rotta inversa, trasferendosi in un altro Paese. Per arrivare, dopo anni, al saldo positivo si devono conteggiare le 31 iscrizioni e le 29 cancellazioni in anagrafe oltre ad un saldo naturale che vede, ancora purtroppo, le nascite (88) essere inferiori delle morti (174). Lo spopolamento della città in realtà ha radici lontane. Dopo la crescita continua che inizia dagli anni dell’unità d’Italia, alla data del primo rilevamento disponibile, ovvero il 1971, il boom demografico ha portato a superare la soglia dei 28 mila abitanti fino al picco del 1981 con i 28.545. Ed è negli anni Novanta che comincia la lenta discesa che porta dai 27.449 abitanti del 1991 ai 26.557 di vent’anni dopo. Ed è proprio il 2011 uno degli anni più bui per la città, quando in soli 12 mesi i residenti calano di 332 unità. E fino ad oggi il segno è sempre stato rosso. «Crediamo che questo risultato sia il frutto di più fattori per cui abbiamo lavorato - spiega Liliana Magnani, assessore ai servizi demografici e alle attività produttive -. Si va dalle scelte urbanistiche, come la riqualificazione del centro storico e il nuovo piano degli interventi con il sistema delle perequazioni e della trasformazione degli annessi rustici in abitazioni, alle politiche per la casa e alla valorizzazione delle contrade con contributi comunali. Ma la nostra città è anche servizi per terza età e infanzia, capillari e di alta qualità. È una buona qualità della vita sia per l’attenzione all’ambiente che per la sicurezza che non rimane solo una sensazione. Abbiamo lavorato per offrire una proposta culturale e sportiva che attira giovani e adulti non solo dai comuni vicini. Non ultime, le operazioni con piccole e medie attività produttive che stanno già dando risultati in termini occupazionali, ma che in futuro potrebbero fare la differenza per lo sviluppo». Ed è proprio sullo sviluppo economico che punta il dito il sociologo Luca Romano, presidente del gruppo “Area Valle Agno”: «L’elemento prevalente in questa inversione di tendenza è il consolidamento della media impresa. La crescita di aziende non solo nella parte alta della valle, ma anche a Trissino influisce sul numero di nuovi abitanti. Viste le distanze ravvicinate che caratterizzano questo territorio è ipotizzabile che chi lavora anche a 20 chilometri decida di prendere la residenza nel centro che offre maggiori servizi. Dai dati dei centri per l’impiego di “Veneto lavoro” emerge che in vallata abbiamo nel primo semestre di quest’anno un saldo, tra assunzioni e cessazioni, positivo per l’industria (+680), ma negativo per il terziario-servizi (-50). Questi dati la dicono lunga perché sicuramente l’industria crea nuovi posti di lavoro, ma contemporaneamente è necessaria una riflessione sul comparto dei servizi in cui si segnalano un rallentamento per l’occupazione sostanzialmente femminile e una staticità del settore per saturazione». • © RIPRODUZIONE RISERVATA