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Cavalaro bloccato Nessun accesso per lavori boschivi

I termini di confine rimossi  nella zona del sentiero Cavalaro.   ARCHIVIO
I termini di confine rimossi nella zona del sentiero Cavalaro. ARCHIVIO
Giannino Danieli 21.06.2018

«Tempo fa riuscii a salvare la vita ad un amico che era rimasto vittima di un grave incidente lungo il sentiero che da Gazza porta a Recoaro Mille. Pesava sessanta chili e fui costretto a portarlo a spalle per quasi due chilometri facendo sette, otto tappe. I mezzi di soccorso là non possono passare per divieto di transito ai mezzi motorizzati. Alla fine ero talmente stremato che per tre giorni non riuscii più a muovermi». Il drammatico racconto è di Marco Lovato, che mette in stretta relazione un’altra potenziale situazione di pericolo, «ma con molte più difficoltà», lungo il Sentiero Cavalaro che parte da località Borga (pressi di Fongara) e finisce in località Tomba di Castelvecchio, un percorso parte del noto Anello Piccole Dolomiti. «Sul Cavalaro possono transitare solamente persone a piedi - dice Lovato - in mountain bike e a cavallo. Gli unici mezzi ai quali è consentito il passaggio sono quelli del Soccorso Alpino e dei Vigili del Fuoco. È solo questione di fortuna che sin qui non sia successo un fattaccio come nel tratto da Gazza a Recoaro Mille. Elisoccorso? Impossibile un intervento di un elicottero con le pareti di roccia che gravitano sul sentiero. Vogliamo che succeda l’irreparabile prima di provvedere pensando a qualche soluzione?». Nei boschi che circondano il sentiero Cavalaro si procede al taglio delle piante. Non è possibile però, causa divieto, entrare con un mezzo agricolo per caricare i pezzi. Si devono fissare su un filo lungo un chilometro, con il contributo di sette otto persone, e su quello farli scendere a valle. «Finora non è successo nessun incidente - spiega ancora Lovato - ma anche in questo caso centra solo la buona sorte». Altra faccenda l’indecifrabilità dei confini delle proprietà boschive. Le vecchie pietre di 130 anni fa con sopra una croce, che delimitavano le proprietà, sono ‘sparite’. «Successe quando una ditta privata con la supervisione di Forestale, Comunità montana e Provincia - precisa Lovato - costruì il sentiero. Furono portate nuove pietre e da due anni sono ancora ammassate in due diversi punti. Cosa sta succedendo? Che se una persona vuole sapere quali sono i confini della sua proprietà deve chiamare un geometra, Una cosa assurda». • © RIPRODUZIONE RISERVATA