Il giovane autista morì schiacciato Titolare colpevole

Alain Mondin morì a 22 anni il 25 settembre 2009
Alain Mondin morì a 22 anni il 25 settembre 2009
Ivano Tolettini 23.08.2018

L’autista Alain Mondin muore schiacciato nella cabina del camion che si ribalta in un cantiere sulle colline di Castelgomberto per colpa del suo titolare, Giuseppe Sandri, che omette il necessario controllo in quanto responsabile della sicurezza come previsto dal piano di coordinamento. La Cassazione respinge il ricorso dell’impresario di 45 anni di Castelgomberto, difeso dagli avvocati Novelio Furin e Marco Grotto, condannandolo a 1 anno 6 mesi di reclusione per l’omicidio colposo del ventiduenne Mondin di Monte di Malo. La disgrazia avvenne il 25 settembre 2009 in località Castello di Castelgomberto dove si realizzava la casa dei committenti Bordin e Cecchinato (impresa costruttirce Povolo, direttore dei lavori Remigio Rancan). Mondin, unico dipendente dell’impresa “Sandri Giuseppe e Sandri Massimo snc”, salì sull’“imponente autocarro Man”, come scrive la Corte presieduta da Giacomo Fumu, per sottolineare come il camion a tre assi con cassone ribaltabile largo 2,5 metri si avviò lungo una capezzagna di 2,7 metri per trasportare i resti dello scavo, oltrepassando i limiti del cantiere. Rispetto al processo di primo grado del 22 maggio 2014 a Vicenza, in Appello a Venezia il 31 marzo 2016 era stato assolto Massimo Sandri, fratello di Giuseppe, dall’accusa di concorso in omicidio colposo per cui gli erano stati inflitti 18 mesi. I giudici lagunari osservarono che nel giorno della disgrazia era a casa infortunato e pertanto non gli poteva essere contestata la mancanza di sorveglianza imputabile al fratello presente. Anche se Giuseppe stava lavorando in una zona in cui non poteva vedere il camion e indossava le cuffie perché impegnato con lo scavatore. Tuttavia, egli deve rispondere della mancata sorveglianza perché Alain stava usando il camion in un’area con caratteristiche di pendenza e di larghezza tale «da rendere pericolosa la manovra» col rischio di perdita di controllo come avvenne, quando poi il mezzo si capovolse. Nell’aula penale gli avvocati Furin e Grotto hanno insistito molto su una presunta corresponsabilità della vittima nel tragico evento. Come ad esempio la circostanza che non aveva allacciato la cintura di sicurezza che quasi sicuramente gli avrebbe salvato la vita, come sottolinearono i giudici penali d’Appello. Questo ad esempio spiega perché il giudice civile ha condannato la ditta a risarcire ai congiunti di Mondin 240 mila euro, ravvisando però un concorso di colpa nella tragedia del 60% della vittima. Da rilevare che la ditta aveva una copertura assicurativa di soli 100 mila euro. I congiunti dell’autista hanno fatto ricorso alla Corte d’Appello civile perché chiedono un importo ben superiore ai 140 mila euro (si tratta di 600 mila euro) oltre il massimale assicurato che hanno ricevuto. Tornando al processo penale, la responsabilità di Giuseppe è stata quella di non avere sollecitato l’attenzione del dipendente e assisterlo nella manovra, se non addirittura vietargli l’uso del camion in quella stradina collinare. Sandri aveva l’obbligo giuridico di vigilare su quanto stava facendo il collaboratore, tanto più in un’impresa individuale in cui non si possono delegare altri soggetti, come un preposto e un capo cantiere. In quanto responsabile della sicurezza doveva sorvegliare continuamente sull’osservanza delle misure antinfortunistiche che avrebbero evitato la disgrazia. •