Addio a Umberto, imprenditore nobile

Duomo di San Clemente gremito per le esequie del conte Umberto Marzotto.  FOTO STUDIOSTELLA-CISCATOIl feretro portato anche da Matteo Marzotto.  FOTO STUDIOSTELLA-CISCATOUmberto Marzotto aveva 92 anni
Duomo di San Clemente gremito per le esequie del conte Umberto Marzotto. FOTO STUDIOSTELLA-CISCATOIl feretro portato anche da Matteo Marzotto. FOTO STUDIOSTELLA-CISCATOUmberto Marzotto aveva 92 anni
Veronica Molinari 04.01.2019

La città ha salutato con un abbraccio simbolico il conte Umberto Marzotto. L’addio al terzogenito di Gaetano junior è stato nella chiesa dove il primo maggio 1926 fu battezzato e dove è stato accolto con le note del complesso strumentale “Vittorio Emanuele Marzotto-Città di Valdagno”. È arrivato alle 11 dalla camera ardente di Fossalta di Portogruaro, allestita per rendere omaggio all’imprenditore che per 50 anni ha fatto crescere le industrie Zignago. Ad attendere il conte Umberto, sul sagrato del duomo di Valdagno, c’erano i figli Paola, Vittorio Emanuele, Maria Diamante e Matteo, la moglie Gemma Gerolimetto, la sorella Laura e il fratello Paolo (che sul sagrato al termine ha ringraziato commosso le autorità), oltre ai numerosi nipoti. Ed è stato il figlio più giovane Matteo, ex presidente della Fiera di Vicenza ed ex numero due di Ieg, l’unico che ancora vive a Valdagno che, tra abbracci e strette di mano, ha ricordato come il padre sia stato « esempio operoso come operose sono queste valli. Un uomo che ha fatto molto e in silenzio, mantenendo fino all’ultimo garbo ed equilibrio, toni bassi che non sono di moda in questo momento». Un uomo di mediazione «ma non tre volte buono», ha aggiunto Matteo. Gli amministratori di valle e centinaia di valdagnesi sono stgati presenti al funerale di Umberto, spentosi serenamente a Lugano a 92 anni. Nell’ultimo lustro aveva lasciato i vertici della holding a cui fa capo anche la Marzotto. I valori di giustizia ed equità, sottolineati da Matteo con la lettura del Libro dei Proverbi, e la parabola dei talenti del Vangelo di san Matteo sono stati ripresi da monsignor Gianni Trabacchin, concelebrante con sei sacerdoti, che ha sottolineato l’importanza di «vivere la vita con passione e di far tesoro delle doti e delle capacità che ci appartengono», così come il conte ha saputo fare con i suoi talenti. Dopo la benedizione, il sindaco Acerbi ha suggerito l’immagine «di un cerchio che si chiude con un ritorno alle origini e alle radici che rimangono per sempre. Non ho avuto il piacere di conoscere Umberto Marzotto, ma le testimonianze di questi giorni mi raccontano di una persona mite, sempre disponibile, gentile. E nello stesso modo è stato descritto dai cittadini di Fossalta in cui ha vissuto per 50 anni. Un imprenditore, ma anche un padre e un nonno». Il figlio Matteo ha ringraziato amici e cittadini per le attestazioni di stima e affetto che hanno dimostrato ancora una volta come «mio padre, con i suoi fratelli, sono riusciti con i loro stili a lasciare una traccia nel solco del capitalismo di mio nonno Gaetano». Il complesso strumentale “Vittorio Emanuele Marzotto” ha accompagnato, lungo corso Italia e viale Regina Margherita, il feretro fino al cimitero. • © RIPRODUZIONE RISERVATA