Va in soccorso del figlio Muore colto da infarto

L’ambulanza che ha soccorso Pedon in un’immagine di repertorioGianpietro Pedon. DAL MASO
L’ambulanza che ha soccorso Pedon in un’immagine di repertorioGianpietro Pedon. DAL MASO
Silvia Dal Maso 14.12.2018

Esce di casa per raggiungere il figlio, rimasto in panne col motorino, si accascia a terra e muore d’infarto. È finita così la vita di Gianpietro Pedon, 68 anni, di Piovene Rocchette che l’altra sera, attorno alle 20, è stato è stato colto da un malore che gli è stato fatale mentre si trovava in via Roma a Zugliano. L’uomo era stato chiamato poco prima dal figlio Trocie Lougiano, 35 anni, perché il suo motorino si era fermato. Pedon non ci ha pensato un attimo ad andare a soccorrerlo e si è messo subito alla guida della sua auto partendo da casa, in via Vicolo della Vignola 26 a Piovene. Sceso dall’auto, assieme a Trocie ha sistemato il mezzo e, proprio nel momento in cui si è messo in moto, l’uomo ha avuto un malore e si è accasciato a terra privo di sensi. Nulla avrebbe fatto presagire un evento così drammatico. «Quando mio padre è sceso dall’auto stava benissimo e solo dopo avermi aiutato a sistemare il motorino si è sentito male», racconta il figlio. E dal ciglio di via Roma, Pedon non si è più rialzato. «Ho immediatamente chiamato il 118 ed eseguito alla lettera tutte le istruzioni che mi hanno dato al telefono in attesa dell’arrivo dell’ambulanza – prosegue il figlio -. I sanitari del Suem hanno tentato tutto per salvargli la vita, prima facendogli il massaggio cardiaco poi con l’uso del defibrillatore, ma ogni sforzo è stato inutile. Quando mi hanno detto che è morto d’infarto, non riuscivo a crederci. Ero sconvolto». Una tragedia che l’uomo e le sue sorelle gemelle, Tabita e Tatiana, di 45 anni, non riescono a spiegarsi. «Papà non ha mai avuto problemi di salute, soprattutto di cuore – commenta Tabita -. Solo negli ultimi giorni aveva lamentato una stanchezza maggiore che lo portava a dormire di più. Abbiamo pensato che la stanchezza derivasse dal cambio del tempo, con l’arrivo del freddo, mai avremmo creduto potesse essere il preludio di qualcosa di più grave». L’uomo, in pensione, aveva lavorato come responsabile di cantieri per tutta la sua vita. «Spesso andava all’estero e stava via molto tempo, quindi, quando tornava a casa si dedicava completamente alla famiglia – racconta Trocie -. Siamo stati dei figli fortunati, era una persona meravigliosa che, anche nei momenti di difficoltà, non ci ha fatto mai mancare nulla. E soprattutto non perdeva mai il sorriso. Amava tanto la vita, per lui era sacra. Ed era molto affezionato alle sue due tartarughe che stanno diventando grandissime. Era un uomo riservato. La sua riservatezza, unita al fatto che spesso era all’estero, ha fatto sì che non fosse molto conosciuto a Piovene, nonostante sia nato e cresciuto in questo paese dove ha scelto di vivere anche dopo sposato». I figli non hanno voluto fare nessuna cerimonia funebre: la salma nei prossimi giorni verrà cremata (la data deve ancora essere decisa) e poi le ceneri troveranno riposo nella casa che l’uomo condivideva con Trocie. «Nostro padre era speciale e l’insegnamento più bello e importante che porteremo tutti e tre nel nostro cuore è una frase che ci diceva sempre: “non mollare mai”. E noi non molleremo per rispetto a lui e alla sua vita terminata troppo presto», conclude Tabitia. • © RIPRODUZIONE RISERVATA