«Prestito di mille euro? Una tangente»

Il municipio di Thiene dove lavorava il dirigente Roberto Cacco,  ora rinviato a giudizio. ARCHIVIO L’ingresso della caserma dei carabinieri di Thiene
Il municipio di Thiene dove lavorava il dirigente Roberto Cacco, ora rinviato a giudizio. ARCHIVIO L’ingresso della caserma dei carabinieri di Thiene
Ivano Tolettini 11.10.2018

Arriva alla prova dell’aula la complessa vicenda dell’ex direttore dell’Ufficio tecnico del Comune di Thiene, Roberto Cacco, che è stato rinviato a giudizio per la tentata induzione indebita a ottenere un’utilità di mille euro dall’architetto Federico Mojentale di Zanè per sbloccargli la sospensione lavori relativa alla costruzione di un edificio di un cliente. Gli avvocati Domenico Chinello e Federico Cappelletti del foro di Venezia, che tutelano Roberto Cacco, 62 anni, di Padova, hanno ottenuto dal gip Barbara Maria Trenti la fissazione dell’udienza preliminare nella quale discuteranno la posizione del loro assistito con il rito abbreviato. La vicenda, di cui il nostro giornale si era occupato nel tardo inverno 2016, ebbe inizio nel 2015 quando il funzionario pubblico, che aveva uno stipendio lordo di 89.125 euro, chiese un prestito di 1500 euro al professionale. «Ero perplesso - spiegò agli inquirenti l’architetto, che si è costituito parte civile con gli avvocati Andrea Massalin e Daniele Fantini di Schio -, ma Cacco anticipando i miei forti dubbi mi disse che non si trattava di una tangente, bensì di un regolare prestito garantito da un assegno post datato che gli avrei restituito quando lui avrebbe onorato il debito». L’arch. Mojentale non lo sapeva, ma già nel 2014 Cacco aveva subito un procedimento disciplinare per un altro prestito. Il caso prese una piega giudiziaria quando nell’ottobre 2015 il dirigente comunale in carica dal 2012, quando venne assunto dall’allora neosindaco Gianni Casarotto, avrebbe fatto capire al professionista che se lo avesse aiutato sarebbe stato ricambiato. Come? «Non ti preoccupare per il cantiere dell’impresa tua cliente “Panizzon Bruno e figli srl”», gli avrebbe detto Cacco a margine di un incontro al quale partecipava anche l’impresario Fabio Panizzon, «io ti faccio questo favore, ma tu mi restituisci l’assegno e siamo a posto così! Fatteli dare dal tuo amico». A Mojentale quel discorso non piacque per niente e dopo avere informato il sindaco Casarotto si presentò con lui e il segretario generale del Comune, Luigi Alfidi, in caserma dei carabinieri per denunciare al capitano Davide Rossetti quella che a suo avviso era una richiesta illecita. «Ho fatto le cose in maniera trasparente - raccontò Mojentale, 40 anni, che ha presentato al gip una richiesta danni di 7 mila euro -, denunciando il funzionario comunale una volta compreso che mi stavo avvitando nella spirale del ricatto: non lo potevo accettare». Per contro Cacco ha sempre spiegato di «essere sereno ed essere estraneo alle accuse» perché aveva avuto bisogno di un piccolo prestito e la circostanza di avere consegnato l’assegno a Mojentale deponeva a favore della sua lealtà. La svolta nell’inchiesta avvenne il 25 novembre 2015 quando Mojentale, dopo essersi messo d’accordo con i carabinieri, fissò un incontro nel suo ufficio a Zanè, in via del Costo, per riconsegnare l’assegno Cacco. Questi all’uscita fu preso in consegna dai militari del luogotenente Pierluigi Stella che lo portarono in caserma. Il dirigente venne denunciato a piede libero e quindi fu sottoposto a procedimento disciplinare e spostato di ufficio. Il suo rapporto di lavoro con il Comune di Thiene si è poi interrotto. • © RIPRODUZIONE RISERVATA