Safond Martini, fari accesi Ora verifiche ambientali

La sede della Safond Martini a Montecchio Precalcino
La sede della Safond Martini a Montecchio Precalcino
Giulia Armeni 18.10.2018

La parola “pericolo” non la pronuncia nessuno. “Attenzione” e “controllo” sono piuttosto i termini che più si rincorrono da quando, in Comune a Montecchio Precalcino e di riflesso in Provincia, sono stati recapitati i risultati della “due diligence” ambientale effettuata nell’area dell’ex Martini, ora Safond Martini, di via Terraglioni a Montecchio, commissionata dagli attuali vertici dell’azienda. Un’indagine destinata a far scattare accertamenti approfonditi e se necessario, ma è presto per dirlo, un piano di bonifica dei terreni che sono risultati contaminati da metalli pesanti e idrocarburi. Gli organismi coinvolti, a partire dall’amministrazione comunale di Montecchio, prendono tempo, ma la macchina di verifica si è già messa in moto. Tanto più che 120 mila metri cubi di questi scarti antropici spuntati dopo i carotaggi eseguiti ad agosto giacciono al di fuori dell’area anticamente adibita a discarica. Un utilizzo del territorio abbastanza comune a Montecchio, paese di cave e che non stupisce perciò il sindaco Fabrizio Parisotto, che allarga le braccia: «Montecchio è così, è tutta cave, si sapeva che lì venivano depositati rifiuti». A portare alla luce i valori oltre la soglia è stato l’esame a tutto campo commissionato dalla nuova dirigenza dell’azienda di produzione di minerali e di smaltimento rifiuti che, se da un lato ha evidenziato «un buono stato delle acque di falda», dall’altro ha rivelato la presenza, in parte del suolo, di metalli pesanti e idrocarburi. Scorie di lavorazioni di fonderia che hanno fatto drizzare le antenne al management della società, attualmente in concordato di continuità, che ha subito inviato gli esiti di laboratorio agli enti pubblici e alle autorità preposte, e per conoscenza anche alla procura. E le reazioni, coerentemente, non si sono fatte attendere: a giorni infatti il Comune convocherà una conferenza di servizi per stabilire il da farsi, mentre l’Arpav, già informata, aspetta la notifica degli atti per un sopralluogo che a questo punto sembra scontato. Niente allarmismi, è la linea condivisa, ma vigilanza massima e squadre di tecnici ed esperti pronte ad intervenire una volta che il quadro sarà chiaro: «Non possiamo parlare di inquinamento in questo momento - ribadisce il sindaco Parisotto-. La discarica è chiusa da molto tempo e le acque di falda, che noi monitoriamo mensilmente, sono a posto, come ha certificato anche Safond Martini scavando nuovi pozzi di analisi». Smorza i timori anche il consigliere provinciale con delega all’ambiente Matteo Macilotti, che osserva: «È un’ex discarica, non è anormale che ci possa essere una qualche contaminazione». Il delegato della Provincia ribadisce poi come sia il Comune il titolare della bonifica, «se fosse necessaria» e rassicura gli abitanti: «Non c'è rischio concreto per la popolazione». Tutto dipenderà dunque dalle decisioni congiunte di Comune e Provincia, che valuteranno con Arpav come agire, nel caso si debba operare un ripristino dei luoghi con l’asportazione e lo smaltimento dei rifiuti o nel caso si possa, trattandosi di un sito silente, lasciare il deposito sotterraneo così com’è da più di trent’anni. I resti di fonderia e gli inerti scoperti grazie a 42 carotaggi su 82 campioni tra suolo (fino ad un metro di profondità) e sottosuolo, sarebbero infatti stati conferiti, secondo Enrico Barbarese e Roberto Furesi, rispettivamente presidente e amministratore delegato e consigliere dell’azienda, «prima del 1983», anno della concessione dell’autorizzazione a discarica alla Martini. • © RIPRODUZIONE RISERVATA