Pestato a sangue
La lezione di Alberto
«Sorrido alla vita»

La foto pubblicata da Alberto Ferretto sul suo profilo Facebook
La foto pubblicata da Alberto Ferretto sul suo profilo Facebook
12.12.2018

MARANO. «Oggi, dopo 40 giorni, vado a riprendere quello che mi è stato tolto, i denti. Gli zigomi sono ancora gonfi ma il medico mi ha assicurato che si sistemeranno da soli. Oggi è anche il giorno in cui penso che ci sono cose che ti puoi riprendere e altre che ti sono state tolte, per sempre. La dignità è una di quelle cose che non recuperi andando dal medico, non lo so quanto tempo ci vorrà per colmare tutto questo». Alberto Ferretto, un giovane di Marano, affida la sua testimonianza a Facebook, con un post coraggioso e pieno di speranza. Come testimonia anche la foto che lo accompagna, in cui Alberto è ritratto con gli zigomi gonfi e senza sei denti, ma comunque sorridente.

 

Era il 1° novembre. Alberto, dopo una serata con fidanzata ed amici, all'uscita di un locale vicino a casa è stato selvaggiamente aggredito da una gang formata da quattro giovanissimi (tra cui dei minorenni). Un brutale pestaggio avvenuto senza motivo, come è stato poi ricostruito attraverso le testimonianze e i filmati del sistema di videosorveglianza dalla polizia locale, che ha identificato e denunciato i colpevoli.

Alberto finisce in ospedale con una prognosi di 40 giorni, tra cui trauma cranico, danneggiamento di sei denti, di cui quattro completamente persi, labbro aperto, zigomi fratturati e contusioni a schiena, gambe ed altre parti del corpo. Ma poteva andare peggio, non fosse stato per due soli centimetri, come lui stesso racconta. «Si perché il calcio che mi è arrivato in bocca, quando ero a terra, mi ha preso la parte superiore e questi centimetri sono la distanza che mi ha salvato dal peggio. È la distanza che divide la gengiva dal naso e, con altissime probabilità, come sottolineato dai medici, non sarei qui a scrivere queste parole».

 

«Decisi di non pubblicare niente ne sui social ne sui giornali - continua il post pubblicato ieri su Facebook -, anche se fui chiamato da più persone. Successivamente ho ragionato sulle parole delle centinaia di persone che mi hanno scritto in questo mese e che ringrazio ancora tanto. Mi sono immedesimato in frasi come: “se fosse successo a mio figlio”, “ho paura per mia moglie” e molto altro... Quindi, dopo 5 giorni di ricovero in ospedale, chiamai un mio caro amico, un bravissimo ritrattista, con cui ho voluto fermare questo momento, per sempre. Facevo fatica a ridere, tra gonfiore, gengiva, zigomi e devo essere sincero, non ho sorriso molto in queste settimane, a parte quando mi hanno detto che l’edema che avevo in testa si era assorbito bene e non essendoci complicazioni, sarei potuto andarmene dal reparto di neurologia».

 

«Non l’ho fatta per pubblicarla - precisa Alberto -, adesso invece vorrei che questa foto venisse condivisa, perché è un sorriso di rivincita, un sorriso di rivoluzione ad una società che sta andando a rotoli e, anche se per uno sguardo mal interpretato dovrò subire interventi per tutta la vita, non mi piace l’idea di dovermi piegare a persone che non hanno il senso della civiltà. Mi sento a disagio ma è giusto condividere, è giusto farlo. Non voglio sfoghi razzisti, anche se come molti di voi sanno, alcune delle persone che hanno compiuto questo gesto non sono italiane. Non cerco questo e non voglio assolutamente alimentare l’odio verso altre popolazioni. Sono qui per trasmettere gioia, grinta e voglia di vivere perché mi sto interrogando sulla direzione di questa società e visto che la società siamo noi, dobbiamo avere tutto l’interesse per cambiare le cose. Io posso farlo, altri ragazzi coinvolti in episodi simili ai miei, non più. Io porterò i segni per una vita intera, ma posso divulgare questa foto con il sorriso, certo, perché io posso e devo sorridere a questa vita.

Auguro un sereno dicembre a tutti e ancora grazie per i vostri messaggi».

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