Cuore e dedizione Lo spirito di Matteo

La testa del folto corteo di amici, alpini ed ex commilitoni di MatteoLa commemorazione di Matteo Miotto al cimitero di ThieneLe autorità militari e con il  vessillo della sezione di Vicenza dell’Ana
La testa del folto corteo di amici, alpini ed ex commilitoni di MatteoLa commemorazione di Matteo Miotto al cimitero di ThieneLe autorità militari e con il vessillo della sezione di Vicenza dell’Ana
Marco Billo 02.01.2019

Ancora una volta la voce di Matteo Miotto risuona, tuona, tra le lapidi dei caduti di guerra, come da otto anni accade ogni 31 dicembre. Lunedì mattina decine e decine di persone sono accorse nel cimitero cittadino e nella chiesa di Maria Ausiliatrice della Conca per testimoniare il coraggio del primo caporal maggiore thienese ucciso in combattimento, il suo spirito di sacrificio e l'amore per la patria, equiparabile a quello provato per le donne e gli uomini incontrati durante la missione in Afghanistan intrapresa nel 2010. Una partecipazione in crescita, necessaria affinché, come ha ricordato il padre Franco, «Matteo venga ricordato perché il sacrificio di un soldato dimenticato è vano. Insisto cercando di dare voce a mio figlio tramite la mia bocca». La commemorazione organizzata dalla sezione di Vicenza “Monte Pasubio” dell'associazione nazionale alpini è iniziata nell'Area Eroi con l'alzabandiera e gli onori al giovane militare caduto. Davanti alla lapide di Miotto il generale di divisione Marcello Bellacicco, vice comandante delle truppe alpine, oltre ai sindaci e ai rappresentanti della amministrazioni comunali di Thiene, Zanè, Vicenza e Longare, e a centinaia di penne nere delle sezioni di Vicenza, Treviso, Trento, Valdagno, Bassano e Marostica e di una quarantina di gruppi. Tra le diverse associazioni d'arma presenti, spiccava l'Associazione nazionale volontari di guerra, sempre presente alla cerimonia del 31 dicembre, quest'anno addirittura con il labaro nazionale, carico di 610 medaglie d'oro al Valor militare, concesso per l'occasione dalla presidenza nazionale. «Viviamo come se Matteo fosse ancora presente tra noi: se così tante gente oggi si è riunita significa che Matteo non è morto», ha dichiarato Luciano Cherobin, presidente sezionale Ana di Vicenza. «Era un giovane forte, deciso, con le idee chiare e impegnato. Con la sua vita Matteo ha espresso le basi a cui noi sempre ci riferiamo: il rispetto degli altri popoli e il profondo attaccamento alla patria. Matteo non lo ricordiamo solo oggi, ma tutti i giorni dell'anno. Matteo ci lascia il regalo di essere uniti come fratelli». «Tutti noi abbiamo un credo che ci lega sempre e comunque», ha proseguito il generale Bellacicco. «Quello dell'obbedienza a quei valori per cui ci siamo impegnati vestendo l'uniforme. Pensate agli alpini come espressione di coraggio e obbedienza. Gli insegnamenti dati da Matteo sono questi: lui era a riposo, ma ai primi colpi non ha avuto nessun tentennamento nel mettersi a fianco del suo amico e compagno». Incisive, durante l'omelia, le parole di don Augusto Busin. «Non è facile operare il passaggio della memoria, di Matteo e di tanti altri che hanno dato la vita per arrivare a una pacificazione tra i popoli. In tempi come questi, salvare l'uomo e salvare la vita dovrebbero essere lo scopo», ha spiegato il sacerdote. «Coraggio significa agire col cuore. Il coraggio più alto, ben conosciuto da Matteo, è quello di fidarsi di chi ti sta accanto. Questo è avvenuto il 31 dicembre del 2010 nella valle del Gulistan, quando Matteo, che provava amore per quei luoghi e quelle persone, ha dato la sua vita per la pace». • © RIPRODUZIONE RISERVATA