In 30 mila per il presepe di contrada

La natività di Bariola è  calamita per i visitatori.  FOTOSERVIZIO  CISCATOL’allestimento quest’anno rende omaggio a “Madre natura”Il presepe rievoca la tragedia della Grande Guerra combattuta quiUno scorcio della contrada Bariola dove il tempo si è fermato
La natività di Bariola è calamita per i visitatori. FOTOSERVIZIO CISCATOL’allestimento quest’anno rende omaggio a “Madre natura”Il presepe rievoca la tragedia della Grande Guerra combattuta quiUno scorcio della contrada Bariola dove il tempo si è fermato
Karl Zilliken 14.01.2019

«Ma è vero?». Una domanda semplice che, se non si conosce la storia del “Magico presepe di Bariola” a Sant’Antonio di Valli del Pasubio, viene quasi spontanea quando, non appena si mette piede nell’antica contrada di montagna, la figura all’ingresso muove la testa verso il visitatore e inizia a parlare. Se poi la scena si ripete al buio della sera, più che il personaggio è il caso di guardare i visitatori che finché non si rendono conto di trovarsi davanti ad un’entità inanimata, mantengono un'espressione interrogativa e pronta al saluto. Restano due settimane per visitare l'installazione che viaggia verso il superamento delle 30 mila presenze, certificate dal conta-persone installato in un angolo. Il 31 gennaio le tante statue e le “situazioni” che rimandano a un tempo che non c’è più, create dal gruppo di 15 artisti di contrada, torneranno a riposare fino a dicembre e tutta la frazione uscirà da un clima natalizio che persiste imperterrito. L’allestimento del presepe è un lavoro di mesi. Già in questi giorni, gli organizzatori pensano alla prossima edizione che però «resta top secret», come spiega uno di loro. Per creare volti così tanto somiglianti a quelli reali vengono fatti precisi calchi e utilizzate resine speciali: «Servono dieci fasi di lavoro; anche trovare gli abiti originali di un’ottantina di anni fa è un problema e l’allestimento degli ambienti è lunghissimo», dice un volontario, indicando un soffitto coperto di foglie trattenute da una rete. Se l’anno scorso aveva fatto discutere l’inserimento tra le statue dell’ultimo partigiano di Vallortigara, Crinto al secolo Enrico Penzo, quest’anno due temi hanno preso il sopravvento: la pace, con il centenario della fine della Prima Guerra Mondiale ma anche l'ambiente ferito e in pericolo, rappresentato da una “madre terra” gravida, distesa su un carro. Un soldato italiano e uno austriaco si scambiano un pezzo di pane dove inizia il percorso dedicato alla pace che, tra diari di soldati al fronte, si conclude davanti a sette croci bianche dominate dal Pasubio. Lì, è possibile suonare una campanella perché un pensiero di pace invada l’atmosfera. Crinto, presente, ascolta le vicissitudini di un portaordini della Grande Guerra. Per la “madre terra”, invece, un cartello si chiede se i residenti riusciranno ad avere cura dei suoi doni limitando lo spopolamento e l’incuria della montagna. • © RIPRODUZIONE RISERVATA