I lupi sul Pasubio fanno strage di cervi

Uno dei cervi uccisi dal branco di  lupi a Camposilvano, in Vallarsa
Uno dei cervi uccisi dal branco di lupi a Camposilvano, in Vallarsa
Karl Zilliken 09.01.2019

I lupi del Pasubio hanno fame, doppio attacco al confine con la Val Leogra. Nei giorni scorsi, nella località di Camposilvano a Vallarsa, sono stati segnalati due distinti attacchi del branco che ha colpito il recinto in cui è custodita una decina di cervi. L’ATTACCO. Prima, il 23 dicembre, era stato attaccato e ucciso un esemplare nato nel 2018. A distanza di pochi giorni, evidentemente avendo gradito il primo pasto, il branco si sarebbe ripresentato il 30 dicembre non lasciando scampo ad una giovane madre, al suo piccolo e ad altri due cerbiatti, un maschio ed una femmina. Il recinto, inserito in un'area “bonificata” che in poco tempo è diventata un'attrazione turistica, non è distante dall'abitato ed i lupi sarebbero già stati visti tra le case. Una circostanza che di certo non fa piacere ai residenti, anche se «la convivenza è assolutamente possibile, bastano i dovuti accorgimenti», spiega Dorino Stocchero che, dopo essersi occupato per anni della fauna selvatica nel corpo della polizia provinciale, continua pur in pensione a frequentare la montagna e ad occuparsi di natura da grande esperto di fauna prealpina, con un occhio di riguardo per il lupo: «Ci sono quattro branchi da sei o sette esemplari ciascuno, uno sul Pasubio, uno sul Carega, uno sull'Altopiano ed un ultimo nella Valsugana». Si è a lungo discusso sulla purezza dei lupo presenti in zona ma Stocchero non ha dubbi: «Ormai da mesi è certo che questi siano lupi puri». Esemplari che non hanno paura di avvicinarsi alle case perché «Come tutti gli animali, il predatore diventa opportunista - prosegue l’ex guardiacaccia-. Se trova una possibilità di mangiare più facile, la sfrutta. Catturare un camoscio libero, che quasi non si ricorda più cosa sia un predatore, è di certo più difficile rispetto a sbranare un animale che si trova in un allevamento». A Camposilvano, dopo questo attacco, arriveranno dei cuccioli di Pastore maremmano, è una soluzione? «Sì. Il Maremmano deve essere preso da cucciolo e tenuto dentro l'allevamento. Riesce a diventare capo-branco e si fa partecipe della difesa. Bisogna stargli dietro però, perché se ritiene che l'uomo possa essere un pericolo per il suo branco, può diventare aggressivo e non fa tanti complimenti». Qualcuno parla di spostare gli animali in eccesso, come per esempio i cinghiali, nelle zone popolate dai predatori. È uno scenario che potrebbe essere sostenibile? «Non entro nel merito, ma dalle esperienze di Bosco Chiesanuova nel Veronese vedo che, tra di loro, gli animali trovano un equilibrio: il predatore fa una gestione migliore di quella che fa l'uomo, prelevando i capi “a rischio”». Stocchero conclude spiegando come i lupi non siano un pericolo: «Per il momento, non credo proprio che ci possano essere attacchi alle persone. Voglio spezzare una lancia a favore del lupo. Da 150 anni a questa parte, il lupo non c'è più stato e tutti, allevatori compresi, si sono abituati a portare il bestiame in montagna senza sorveglianza. Non c'è più il malgaro e ora il lupo ringrazia. Se non ci sono accorgimenti, quando il lupo ha fame va a predare. Bisogna tornare a proteggere anche gli animali d'allevamento, sarà difficile tornare a questa mentalità ma la convivenza tra uomo, allevatori e lupo è possibile». • © RIPRODUZIONE RISERVATA