Un anno di scorribande Tre gang legate dai social

L’intervento congiunto di polizia locale e carabinieri a Magrè
L’intervento congiunto di polizia locale e carabinieri a Magrè
Karl Zilliken 04.10.2018

La fotocamera puntata in faccia e una “canna” tra le labbra, possibilmente grande e accesa, per poter aspirare con soddisfazione e poi soffiare il fumo sull’obbiettivo. Meglio se a condire il tutto c’è un sottofondo di musica trap. Il filmato, pubblicato su Instagram, serve per impressionare le ragazze e gli “avversari”. Basta un “giro” virtuale sui profili social di alcuni giovani coinvolti negli ultimi episodi violenti per farsi un’idea di ciò che accade da circa un anno a Schio. E se è vero che ci sono tre gang, quando c’è da agire, non ci sono nemici o etnie diverse ma obiettivi comuni: i soldi e la droga. Un esempio potrebbe essere quello di Alexel Garaba, 21 anni di origine moldava che si fa chiamare “Drugo” rifacendosi ad “Arancia meccanica”. Quando i carabinieri hanno tentato di bloccarlo durante un furto di sigarette, per fuggire non ha esitato a gettare per terra un militare, riuscendo a farsi arrestare per la terza volta in un mese. Il gruppo eterogeneo di Garaba, che avrebbe anche agito rubando auto e furgoni per mettere a segno colpi e spaccate, era però in grado di “lavorare” in un’altra maniera. È stato il Drugo, facendosi riprendere in pieno dalle telecamere di sorveglianza, a sfondare la vetrina della pizzeria di via Mazzini, per portare via qualche centinaio di euro, mezza bottiglia di amaro e quattro birre. Poi, è fuggito in sella alla sua bici, seguito dal “palo” e altri ragazzi in bici. Cosa c’entrano le bici? È necessario fare un passo indietro, quando il “palcoscenico” della violenza era limitato a piazza Falcone e Borsellino. Chi vive quella zona ed era costretto a frequentare quei ragazzi quotidianamente aveva notato un cambiamento dopo i primi episodi delle “panchine gialle”: «Ora sono arrivate tutte queste bici – spiegavano -. Cosa se ne fanno?Da dove arrivano?». Le bici uniscono più rapidamente i puntini su una mappa in cui si spostano violenze e droga, che si estende a tutto il centro, dallo skate park alla Valletta, fino al parco dei Donatori di sangue, a due passi da Magrè, scenario dell’episodio dello scorso lunedì. Cercando sui social foto della stessa piazza Falcone, si vede anche uno scatto di fine primavera, in pieno giorno. Un folto gruppo di ragazzi fa da sfondo a due giovani di origine nordafricana: uno ha in mano un bastone per i selfie, l’altro un’arma che ha le sembianze di un mitra. I due stazionano da “padroni” dove a metà luglio Othmane Alouani aveva accoltellato il 43enne scledense Loris Dalle Rive che gli aveva negato una sigaretta ed è ora latitante. Qualche giorno dopo, un altro accoltellamento per lo stesso futile motivo, al Castello. I responsabili, riconducibili alla stessa gang di Alouani, tre giovani di origini italiane, marocchine e moldave. Moldave come le origini del Drugo che, tra i pochi contatti social ha quello di Alouani. • © RIPRODUZIONE RISERVATA