Project e cure fuori zona Rosso Ulss da 18 milioni

Franco Pepe 11.01.2019

Per l’Ulss 7 un buco di bilancio a fine 2018 di quasi 18 milioni. La lista dei risultati economici approvati dalla giunta regionale vede la Pedemontana al quinto posto nella classifica in rosso delle 9 aziende venete (su 12) che hanno chiuso i conti decisamente in deficit, alle spalle di 4 Ulss capoluogo, Serenissima, Euganea, Scaligera, Polesana, vale a dire Venezia, Padova, Verona, Rovigo, ma precedendo addirittura - per entità di disavanzo dal segno meno - corazzate come le aziende ospedaliere di Padova e Verona, oltre all’Ulss di Belluno. Insomma, Bassano e il “fratello” o “fratellastro” Santorso (per il gemellaggio imposto dalla riforma della legge 19 che ha ridotto il numero delle Ulss) non solo sono distanti dalle virtuose Vicenza e Treviso che, assieme allo Iov di Padova, l’Istituto oncologico, hanno terminato l’anno in attivo, ma pesano in negativo sulla performance 2018 della holding regionale (e su una voragine totale di 267 milioni) molto più di due università di calibro internazionale, due dei maggiori poli sanitari ultraspecialistici italiani ed europei, dotati di centinaia di cliniche e di migliaia di posti-letto, con servizi di eccellenza e decine di migliaia di pazienti. Ovviamente il disavanzo non dovrebbe influire sull’operatività dell’azienda altovicentina. In soccorso arriva, infatti, l’Azienda zero che dispone di un budget in autonomia di quasi 368 milioni, con cui va a colmare a consuntivo il gap economico accusato dalle singole Ulss, e che per il 2018 si è consentita il lusso non solo di ripianare i debiti ma anche di portare a casa un utile consolidato di oltre 100 milioni. La Pedemontana non soffrirà in termini di gestione futura a causa della consistente scopertura accumulata nel 2018. Stupisce, comunque, la cassa vuota dell’Ulss diretta, peraltro da appena un paio di mesi, da Bortolo Simoni, che il buco del bilancio lo ha ricevuto in eredità dall’ex dg Giorgio Roberti migrato allo Iov a novembre. Non è, però, questione di allegra finanza né di inefficienza. È lo stesso commissario plenipotenziario a spiegare con la massima trasparenza la ragione della forte perdita di esercizio. «Intanto si tratta di un bilancio di pre-chiusura che non tiene conto degli investimenti. Il consuntivo finale si avrà ad aprile, e per la 7 il deficit crescerà di 3-4 milioni. Arriveremo a -22 milioni per effetto della spesa corrente. Il problema vero è che questa Ulss si porta dietro da marzo del 2012 un deficit strutturale di 18 milioni l’anno a causa dei maggiori costi derivati dal project financing utilizzato dall’ex Ulss 4 per costruire e far funzionare ospedale di Santorso. Non per nulla l’ex azienda di Thiene e Schio in passato aveva sempre chiuso in attivo e poi all’improvviso si è trovata in passivo». Una deriva annunciata. Ogni 12 mesi la Pedemontana deve far fronte a questo ingente fardello per pagare agli intestatari del project capitale anticipato, interessi, oneri gestionali per tecnologie, arredi, informatica. E sarà così fino al 2036. Ancora per lunghissimi 18 anni. L’Ulss oggi balla fra una programmazione da rispettare per garantire i servizi e la forca caudina del corposo debito da onorare. «Noi - dice Simoni - dobbiamo lavorarci in mezzo». Ma a dilatare i capitoli di spesa non c’è solo il contratto a lungo termine del project. Incidono anche le uscite, ineludibili, per pagare i drg, le tariffe corrispondenti a prestazioni cliniche e interventi chirurgici che la 7 deve versare alle Ulss degli ospedali-hub - come Vicenza e Padova - dotati di superspecialità (ematologia, neurochirurgia, neuroradiologia, trapianti, oncoematologia pediatrica, centro ustioni) di cui ospedali-spoke gregari e cloni di periferia come Bassano e Santorso sono sprovvisti. La Pedemontana, per la mobilità passiva, le “fughe” di residenti per farsi curare fuori Ulss, denuncia un saldo negativo annuo di 50 milioni. «E 25 - nota il commissario - se ne vanno a causa di specialità che non abbiamo». • © RIPRODUZIONE RISERVATA