Medici ospedalieri in fuga «Falso, c’è solo ricambio»

L’ospedale unico sorto dall’unione di quelli di  Schio e Thiene.   ARCHIVIOL’ospedale San Bassiano, struttura principale dell’Ulss 7.   ARCHIVIO
L’ospedale unico sorto dall’unione di quelli di Schio e Thiene. ARCHIVIOL’ospedale San Bassiano, struttura principale dell’Ulss 7. ARCHIVIO
Franco Pepe 05.01.2019

Santorso male oscuro. Un ospedale nuovo ma triste. Una cattedrale nel deserto circondata da rumors e oracoli più o meno infausti. Anello debole, figlio del dio minore di un’Ulss bifronte mai nata. Si parla di fughe di medici e pazienti, di guerra fratricida di sopravvivenza con Bassano, ospedale clone come dimensione-spoke, ma in cui a soccombere, sull’altare di una unificazione rimasta un’utopia, sarebbe proprio l’ospedale dell’Alto Vicentino figlio di un project a lungo contestato ma salutato alla sua inaugurazione, a novembre del 2013, come il nuovo totem della sanità pubblica dell’avvenire. Un precoce tramonto, secondo i pessimisti ad oltranza, senza ritorno. Un fine corsa che, secondo realisti o disfattisti, alla deadline del 2020, dovrebbe portare alla confluenza di Santorso, e anche di Bassano, nell’Ulss provinciale unica guidata da Vicenza. Santorso, insomma, affonda. O affonderebbe. Perde pezzi. O li perderebbe. Il malessere è strisciante. Gole profonde e cassandre all’interno e fuori dell’ospedale si sprecano. Bortolo Simoni fa una lettura critica del presente, non nasconde le difficoltà, ma continua tenacemente ad essere fiducioso. Il commissario, del resto, è uomo di montagna abituato a sentieri impervi, uno che non cerca la gloria ma ci mette l’anima come avesse 20 anni, e, in effetti, da quando ha assunto il comando della Pedemontana e ha potuto, da medico dell’organizzazione, imporre la propria visione gestionale, l’azienda rivela un passo diverso, più grintoso e accelerato. La sua spiegazione della crisi nasce da qui: «C’è un partito trasversale formato da amministratori, medici, mondo sociale, che non ha mai digerito l’accorpamento dei due ospedali di Thiene e Schio, e lo ritiene la causa della perdita di identità di una Ulss, l’ex 4, sempre considerata azienda-guida, fiore all’occhiello nel Veneto, patria delle medicine di gruppo, meta di pellegrinaggi di esperti da tutta Italia. Questo peccato di origine continua a ritardare l’integrazione». Simoni parla per metafore: «Un’azione direzionale attenta a non pestare i piedi ha dato tempo al nemico di arroccarsi». La fusione è partita cautamente, troppo, o non è mai partita. A rimetterci è stato Santorso. E ora Simoni ha davanti a sé un’impresa ancora più ardua: «Occorre creare una percezione di azienda, uno spirito, una linea. Molti si sono chiusi dentro il loro orticello. L’unificazione ha creato percorsi complicati. Ma non bisogna drammatizzare. Anche altrove dicono che va peggio di prima. Basta andare in piazza a Castelfranco o a Feltre. Poi c’è un altro elemento. Metà Comuni dell’Ulss 7 andrà a elezioni e la sanità conta. Prendere una posizione contro significa impugnare una bandiera». Per Simoni non è vero che Santorso stia smobilitando: «C’è un elevato turnover di apicali. Ma è un cambio generazionale. È la vecchia guardia che se ne va. Entro marzo avremo i nuovi primari di oculistica, ortopedia, otorino, medicina. Verranno giovani motivati. Questo ospedale come letti è stato concepito più piccolo rispetto alle esigenze. Ne abbiamo 310. Il rapporto è di 2,5 per mille abitanti. E dappertutto è di tre. Per questo stiamo facendo un ripensamento organizzativo. C’è molto lavoro che non si vede anche per unire Santorso e Bassano, differenziando e specializzando i reparti. Ad esempio, Santorso sarà il centro di riferimento dell’Ulss per la senologia della Breast Unit». Il commissario Simoni, che ha un incarico di un anno ma resterà fino al termine, ne è certo: «Credo nel futuro di Santorso e questa Ulss ha forza per vivere. C’è chi pensa, indebolendo il mio ruolo, che mi sia stato dato l’incarico di commissario liquidatore per chiudere l’Ulss. Non è così. Il mandato che il presidente Zaia mi ha dato personalmente è di portare avanti l’azienda nel migliore dei modi riservando la massima attenzione proprio a Santorso». • © RIPRODUZIONE RISERVATA