Impallinato nel suo giardino Una perizia sulla dinamica

Il punto in cui si trovava l’ingegnere quando è stato colpito
Il punto in cui si trovava l’ingegnere quando è stato colpito
K.Z. 15.01.2019

Impallinato all’occhio nel suo giardino, le verifiche dovranno accertare se le distanze sono state rispettate. Dopo l’episodio delle scorse settimane in cui l’ingegner Guido Facci, 77 anni, è stato colpito da una fucilata al volto mentre era nel suo giardino di via Trentini Pierella 1 in località Timonchio a Santorso, saranno indagini e perizie a stabilire esattamente la dinamica di quanto è accaduto, senza comunque dimenticare che, in definitiva, l’uomo che stava semplicemente togliendo dei rami da terra per caricarli su una carriola ora rischia seriamente di perdere un occhio. LA LEGGE. Se tra la famiglia Facci e le doppiette che cacciano in località Timonchio è in corso da anni una disputa sul rispetto dei confini dell’ampia proprietà, la legge i suoi confini li traccia molto chiaramente sui limiti di tolleranza entro i quali non è possibile premere il grilletto. Le prime ad essere tutelate sono le case. È espressamente vietato praticare l’attività venatoria a cento metri da abitazioni ed edifici adibiti a posti di lavoro. È inoltre vietato sparare in direzione degli stessi edifici da una distanza di 150 metri. Ma non sono solo tutelati gli edifici in cui vivono e lavorano le persone: rientrano nella tutela pure strade e ferrovie. In questo caso, la caccia è vietata a 50 metri dai binari del treno e dai collegamenti stradali, anche quelli comunali non asfaltati. Resta anche in questo caso la distanza di 150 metri per quanto riguarda lo “sparo in direzione”. Un’ulteriore tutela del lavoro è quella messa in campo dal legislatore nei confronti dei lavoratori agricoli che, per logica, più spesso potrebbero trovarsi ad avere a che fare con gli appassionati della pratica venatoria. Se c’è un mezzo agricolo in funzione, infatti, è vietato a meno di cento metri di distanza. Da ultimo, vengono protetti pure gli animali domestici che, molto spesso, finiscono vittime di pallini vaganti: la caccia nei fondi con presenza di bestiame è consentita solo ad una distanza superiore ai cento metri. Tutte queste prescrizioni, quando il cacciatore scledense W.G. ha premuto il grilletto, sono state rispettate? Solo una perizia accurata che verifichi la dinamica potrà appurarlo. I FATTI. In uno dei sabati mattina assolati che precedevano le feste natalizie, l’ingegner Facci e la moglie erano in giardino per delle sistemazioni. Poco dopo la partenza della moglie verso Santorso, il telefono della donna ha iniziato a squillare: suo marito era in ospedale. Era stato lo stesso cacciatore che aveva esploso il colpo a soccorrerlo e a chiamare l’ambulanza che era corsa in codice rosso al pronto soccorso dell’ospedale di Santorso. Facci era stato raggiunto da una cinquantina di pallini corazzati al volto e al capo. Tre di questi gli avevano lesionato l’occhio. I medici di Santorso si sono prodotti in due giorni di interventi chirurgici per tentare di recuperare la vista dell’occhio sinistro. Poi, hanno indirizzato l’uomo verso un nosocomio del veronese per proseguire la terapia. La prognosi è di un anno. I carabinieri della stazione di Piovene hanno raccolto la denuncia, poi la questura ha disposto la sospensione della licenza di caccia e l’affidamento dei cinque fucili da caccia dell’uomo che ha premuto il grilletto ad un’altra persona di fiducia. Da quanto emerge, il cacciatore sarebbe stato coperto da assicurazione contro danni a terzi. • © RIPRODUZIONE RISERVATA