La beffa milionaria dei russi non è bancarotta fraudolenta

Ivano Tolettini 21.01.2019

Quella di Claudio Tescari, con l’azienda piacentina “Forte srl” che costruiva forni per la lavorazione del vetro, non è stata una bancarotta fraudolenta milionaria da falso in bilancio. La condanna a 6 mesi di reclusione gli è stata inflitta per la bancarotta preferenziale relativa alla restituzione di un finanziamento soci d1 223 mila euro, ma non ha avuto i crismi della sottrazione fraudolenta come sosteneva la procura di Piacenza, che aveva sollecitato la condanna a 3 anni e mezzo di reclusione. «Abbiamo dimostrato che la restituzione delle somme era avvenuta a fronte di finanziamenti veri eseguiti da Tescari, che era l’amministratore, e Roberto Migotto, il socio», spiega l’avvocato Marco Dal Ben, per il quale ci sarà spazio in Appello per ottenere l’assoluzione nel merito. Anche se con la riqualificazione da bancarotta fraudolenta a preferenziale cambiano i termini della prescrizione, previsti il prossimo anno. In aula, dunque, si è ridimensionato di molto il castello delle accuse contro Claudio Tescari, 66 anni, di Piovene Rocchette, il quale era andato incontro a una serie di rovesci finanziari dopo che un grosso cliente russo l’aveva beffato per alcuni milioni di euro. Un dramma finanziario, per Tescari, che si era riverberato anche sulla sua attività di promotore che l’aveva spinto a patteggiare la pena per truffa qualche anno fa. Infatti, quando era rimasto in brache di tela aveva spostato i soldi da una società all’altra. Tutti i clienti furono risarciti. «All’origine dei miei guai - spiegò - c’è stata la beffa milionaria dei clienti russi che è stata devastante. È stato l’inizio della mia rovina che si è materializzata quando le banche, che mi avevano affidato per 4 milioni, hanno chiesto il rientro immediato. All’epoca facevo anche il promotore finanziario e avevo un portafoglio clienti di 12 milioni di euro. Ho cercato di salvare il salvabile, nessun cliente, ne avevo 150, ci ha rimesso un euro, ma mi sono ritrovato nelle peste». L’esito del processo di Piacenza certifica che il suo comportamento alla guida della “Forte srl”, fallita nel febbraio 2013, era stato gravemente imprudente, ma non criminale. Tescari è stato processato con il rito abbreviato e sul banco degli imputati doveva esserci anche il socio Roberto Migotto, 74 anni, assistito dall’avvocato Francesco Castegnero di Vicenza. La sua posizione, però, è stata separata. Tescari è stato assolto dal falso in bilancio perché come amministratore unico in tesi d’accusa avrebbe esposto nel bilancio del 2010 una posta di 1,3 milioni relativa a un corrispettivo non veritiero per mascherare la perdita. In realtà, l’operazione era un credito futuro. Con Migotto, poi, Tescari nel 2012 aveva sottratto alla società 223 mila euro giustificati in contabilità come restituzione finanziamento soci: 23 mila da parte di Tescari e i rimanenti 200 mila versati a Migotto. Dal Ben in aula ha insistito sul fatto che Tescari aveva conferito molti più soldi del finanziamento prelevato. Comunque, per l’avvocato non c’è stata alcuna bancarotta fraudolenta e il giudice gli ha dato ragione. Quella di Tescari fu un’iniziativa imprenditoriale finita male. •