L’albergo dei profughi si è svuotato

L’albergo Belvedere di Tonezza del Cimone dava ospitalità a una cinquantina di profughi.  FOTO ARCHIVIOAlcuni profughi che erano alloggiati all’hotel Belvedere.  FOTO ARCHIVIO
L’albergo Belvedere di Tonezza del Cimone dava ospitalità a una cinquantina di profughi. FOTO ARCHIVIOAlcuni profughi che erano alloggiati all’hotel Belvedere. FOTO ARCHIVIO
Karl Zilliken 28.08.2018

L’albergo di “Mamma Africa” ha chiuso i battenti. Con qualche giorno di anticipo rispetto alla data prevista, Franca Cogo che gestiva l’hotel “Belvedere” a Tonezza con la figlia Stefania Casarotto ed il collaboratore Giorgio Fede, ha riconsegnato le chiavi della struttura al proprietario. Tutto come previsto, con i 55 ragazzi richiedenti asilo ospitati nelle stanze dell’hotel del paese di montagna che sono stati prontamente indirizzati dalla Cooperativa che li gestisce, la “Con Te”, verso altri lidi in provincia di Vicenza. «Purtroppo non potevamo più permetterci di proseguire con questa esperienza di accoglienza – spiega Casarotto, raggiunta telefonicamente-. Il proprietario della struttura alberghiera ci aveva alzato l’affitto proprio in corrispondenza di un drastico calo delle presenze dei ragazzi e non volevamo rischiare di dover fare debiti per andare avanti con la nostyra attività». Ed effettivamente l’affitto era stato più che raddoppiato, passando da 3.000 euro ad oltre 7.000. I gestori in un primo momento avevano accettato pensando di poterci comunque “stare dentro” ma, quando le presenze dei richiedenti asilo sono dimezzate, le spese sono diventate insostenibili. Questo anche in considerazione del fatto che dei “famosi” 35 euro al giorno che sarebbero elargiti per ogni migrante ospitato, circa 10 vanno a coprire i servizi gestiti dalla cooperativa di turno e con il resto si deve badare a tutte le altre spese, dal vitto all’alloggio fino ad arrivare alle utenze ed all’affitto. Se in un primo momento in paese era anche circolata la voce che il proprietario dell’albergo volesse proseguire l’accoglienza mettendosi, per così dire, in proprio, sembra che non si tratti di un settore “trainante” che potrà essere ripreso in futuro. A Tonnezza, quindi, sembra definitivamente tramontata l’era dei richiedenti asilo. Ma dove sono stati mandati i 55 ragazzi che rappresentavano l’ultimo baluardo dell’esperienza di “Mamma Africa” e che per lungo tempo hanno popolato il paese di montagna? «Da quanto so, la cooperativa li ha smistati tra Valli del Pasubio, Sarcedo, Schio e Vicenza», ha concluso Casarotto. E se per tre di questi comuni c'è anche la conferma dell’arrivo dei migranti, Schio continua a ribadire il suo “no”. «Non mi risultano arrivi in città da Tonezza, anzi, il numero dei richiedenti asilo a Schio è diminuito come già comunicato qualche tempo fa – ha ribadito il sindaco Valter Orsi -. Abbiamo avuto una segnalazione di un abitante in piazza Almerigo in merito al fatto che, nel suo condominio, vi è un appartamento affittato ad una cooperativa che ospita richiedenti. Ora un secondo appartamento sembra sia stato affittato per gli stessi fini, ma risulterebbero esclusivamente trasferimenti cittadini. Noi, tra l’altro, non possiamo dare la risposta che chiederebbe questo cittadino, cioè vietare la locazione privata, in quanto non ne abbiamo titolo». Armando Cunegato, primo cittadino di Valli, spiega: «Non abbiamo avuto ancora riscontri ufficiali relativi ai richiedenti asilo di Tonezza ma la cooperativa ci aveva comunicato la ri-attivazione di una struttura in contrà Cumerlati in cui sarebbe stata ospitata per due o tre mesi una decina di richiedenti asilo, oltre ai cinque che sono già presenti in centro». Il sindaco di Sandrigo, Luciano Stivan ha infine concluso: «Dopo un confronto con la Prefettura, abbiamo avuto conferma che in via provvisoria due o tre richiedenti asilo sarebbero stati mandati anche da noi ma solo per qualche giorno». • © RIPRODUZIONE RISERVATA