Chiude l’ultimo ferramenta partigiano

Scorcio della via dove un tempo si affacciavano vari negozi.  G.M.F.Loredana Osele e Ferdinando Zenari prima della chiusura.  G.M.F.Antonio Osele, detto “Baffo”, con la moglie Maddalena.  G.M.F.Serrande abbassate al negozio di ferramenta “Da Baffo”.  G.M.F.
Scorcio della via dove un tempo si affacciavano vari negozi. G.M.F.Loredana Osele e Ferdinando Zenari prima della chiusura. G.M.F.Antonio Osele, detto “Baffo”, con la moglie Maddalena. G.M.F.Serrande abbassate al negozio di ferramenta “Da Baffo”. G.M.F.
Giovanni Matteo Filosofo 08.01.2019

Dopo 70 anni d’attività, con la fine del 2018 ha abbassato le serrande lo storico negozio di “Ferramenta e agraria” di Loredana Osele e Ferdinando Zenari, che, da tempo raggiunta l’età pensionabile, hanno deciso che era arrivato il momento di smette, pur non avendo ancora trovato qualcuno interessato a rilevare la bottega. Una presenza commerciale nata nel secondo dopoguerra, quando Antonio, papà di Loredana, decise, assieme alla moglie Maddalena Spagnolo, di aprire la rivendita, subito detta “Da Baffo”, suo nome da partigiano, proprio nel centro del capoluogo, all’inizio di Via Fogazzaro, dove si potevano comprare soprattutto piccoli arnesi utili per l’agricoltura, un’attività allora molto diffusa. Poi, col tempo, si aggiunsero tanti altri articoli, tanto che il negozio divenne un piccolo e fornito bazar. Fu però dal 1970 in poi, dopo il matrimonio di Loredana con Ferdinando Zenari, che l’emporio si arricchì con la vendita di attrezzature meccaniche boschive, come motoseghe, tagliaerba e decespugliatori, e con un reparto dedicato agli articoli casalinghi. «Ho passato la mia vita nel nostro negozio – ricorda all’indomani della chiusura la stessa Lori. Avevo 11 anni quando dovetti smettere di studiare per aiutare la famiglia e stare dietro al bancone, da cui appena spuntavo, scaldandomi solo con le braci della fogara. In granaio ho ancora scatoloni pieni di stoviglie, che venivano affittate in caso di matrimonio, perché spesso le famiglie non avevano i soldi per comperarle. È stata una battaglia continua per sopravvivere e crescere, divenendo l’unica bottega di ferramenta e agricola di Velo, pur con la crescente concorrenza dei centri commerciali. Ora è cambiata un’epoca e abbiamo capito che era giunta l’ora di smettere». Una decisione non facile, visto l’attaccamento al lavoro dei due coniugi. «Quando sono arrivato a Velo – ricorda Ferdinando Zenari – pur nativo di Calvene parlavo il piemontese ed ero astemio, mentre oggi sono veneto al cento per cento e non disdegno di bere un goccio in compagnia. Ricordo che nel 1987 ero alla guida della sezione velese dell’Ascom – conclude Ferdinando – e a Velo d’Astico c’erano 87 commercianti. Oggi sono 7, non di più. Il paese purtroppo sta morendo sotto questo aspetto. Per sopravvivere nel commercio occorrono tanta creatività e disponibilità: i centri commerciali vendono la merce, ma non forniscono assistenza. Spesso ho accettato di sistemare motoseghe e altre macchine, anche se non acquistate nel nostro negozio…». • © RIPRODUZIONE RISERVATA