Diviso fra scarpe e palloni Chiude l’ultimo calzolaio

Giacomo Rombo mostra uno degli scarponcini tenuti come ricordoRombo con una fattura del ’66 quando uno stivale costava 1.750 lire
Giacomo Rombo mostra uno degli scarponcini tenuti come ricordoRombo con una fattura del ’66 quando uno stivale costava 1.750 lire
Karl Zilliken 06.01.2019

Un cuore diviso tra il cuoio della tomaia e quello del pallone da calcio. Giacomo “Giacomino” Rombo, 74 anni, va in pensione e chiude bottega lasciando Castelnovo senza calzolaio (e venditore di scarpe), ma anche senza un riferimento. Il negozio è stato svuotato qualche giorno prima della chiusura. Le 220 scarpe rimaste sono state vendute, ma la realtà è che il locale sarebbe ancora “pieno” perché la vera ricchezza è sempre stata l’abilità di Rombo come calzolaio, arte ereditata dal papà Giovanni. IL NEGOZIO. È stato un via-vai continuo di persone nel negozio di via Leonardo Da Vinci, davanti alla farmacia. Del resto, l’attività di Rombo è stata lì 54 anni, anche se è stata avviata dalla precedente generazione di Rombo 90 anni fa. C’era chi sapeva del pensionamento di Rombo e passava solo per salutarlo ma c’era pure chi ha tentato di fare un ultimo affare, rimanendo deluso nel vedere il negozio vuoto. C’era poi la terza categoria di clienti: quelli che imperterriti arrivavano al bancone con un paio di scarpe rotte e non si scomponevano quando Rombo faceva capire che sì, il lavoro sarebbe stato fatto ma solo prima di chiudere definitivamente la cassa lo scorso 31 dicembre. «Quando ero bambino, mio papà riparava le scarpe e io davo il lucido – racconta, visibilmente commosso-. Poi mio padre mi ha insegnato il mestiere. Dai 14 ai 18 anni, ho lavorato da “Fortuna”, azienda in cui ho imparato ad avere a che fare con macchinari più avanzati. Quindi, è arrivato il militare e ho fatto il calzolaio anche lì». «A Tolmezzo - spiega - creavo degli scarponcini da alpino che sono diventati portachiavi molto apprezzati e li vendevo ad alcuni negozi. Nella vita bisogna impegnarsi sempre ed pochi vogliono farlo», prosegue soddisfatto Rombo, mostrando uno dei suoi scarponcini che ha tenuto come ricordo. Negli ultimi anni, però, il mestiere del calzolaio ha avuto una ripresa, complice la crisi che ha invitato a riparare piuttosto che guardare al nuovo. «È vero – conferma -. Se dieci anni fa avessi trovato un bravo apprendista probabilmente sarebbe riuscito a “starci dentro” tornando a fare le cose a mano. Ora, però, non avrei più voglia di mettermi a insegnare. Il settore dà grandi soddisfazioni anche se quella più bella è il contatto con le persone. È la cosa che preferisco, perché non sai mai cosa ti aspetta». Un ringraziamento va anche alla moglie Rina, che lo ha spesso affiancato e sostituito dietro il bancone, specialmente quando Rombo era impegnato con lo sport». IL CALCIO. Già, perché Rombo per tantissimi anni è stato alla guida della società calcistica Isola-Castelnovo, anche durante la cavalcata dalla Terza categoria alla Promozione. Un passione per il calcio, per il “Lane” e per il Milan certificata da una foto di Gianni Rivera con Paolo Rossi in garage: «Quella sera nevicava – ricorda Rombo, che poi lancia un messaggio -. È fondamentale che i giovani facciano sport, qualsiasi tipo di attività, per avere una predisposizione mentale e non solo per il fisico. Insegna anche il sacrificio. In questi giorni sto recuperando i cartellini dei giocatori che sono passati per la nostra società e che avevo ancora in ufficio da tanti anni, sono un centinaio», spiega sfogliandoli e facendo un salto nel passato chiedendosi: «Cosa farò dal 2019?», ma già sapendo che gli impegni da nonno non mancheranno. • © RIPRODUZIONE RISERVATA