Filo spinato nel bosco ad altezza motociclisti

Uno dei fili spinati tesi ad altezza di collo nel bosco.  DAL CEREDO
Uno dei fili spinati tesi ad altezza di collo nel bosco. DAL CEREDO
Silvia Dal Ceredo 06.06.2018

Filo spinato teso ad altezza collo. Un sorta di arma impropria che solo fortunatamente non ha falciato qualche ciclista o motociclista in transito sulle sterrate del Tretto. La “trappola” contro le due ruote è stata rinvenuta in due punti differenti della zona collinare scledense, ma sempre nei pressi di località Costenieri (tra Santa Caterina e Cerbaro) in due domeniche successive. A trovarla sono stati alcuni escursionisti in bici che in quel momento stavano pedalando piano e quindi hanno fatto in tempo ad accorgersi del pericolo. Il caso ha suscitato l'immediato interesse dell'associazione "Escursionisti su ruote Veneto", che proprio quest'inverno si era occupato di ripulire e sistemare una sterrata tagliafuoco nella zona collinare tra la frazione di Piane e il Tretto lunga quasi 10 km, collaborando insieme ai motoclub di Schio e Cogollo del Cengio. «Finora non era mai accaduta una cosa del genere al Tretto di Schio, non è certo un buon segnale – sottolinea Filippo Benvegnù, segretario dell'associazione che raccoglie soci e simpatizzanti in tutta la regione -. I due cavi sono stati trovati in zone contigue, il che ci porta a pensare che si tratti della stessa persona. Una mano brutalmente ignorante a cui però sono riconducibili dei chiari mandanti morali, come ad esempio certe amministrazioni comunali o associazioni ambientaliste che non vogliono sentir ragioni e predicano costantemente contro chi va in bici o in moto lungo le strade a fondo naturale. Grazie alle loro campagne forse qualcuno si sente autorizzato ad agire in questo modo». Una modalità che se magari in origine avrebbe solo lo scopo di minacciare e allontanare, di fatto rappresenta un pericolo per l’incolumità delle persone. I due fili spinati erano stati posizionati in tensione tra due piante, ad altezza collo, proprio al di sopra di sentieri. In un caso in particolare risultava sistemato proprio dietro una curva, in modo da cogliere di sorpresa eventuali passanti. «Abbiamo provveduto a sporgere due denunce distinte contro ignoti - spiega - alla caserma dei carabinieri di Schio. Sappiamo che anche per i militari è difficile in questi casi riuscire a trovare i responsabili, ma era comunque fondamentale segnalare gli episodi. Purtroppo c'è ancora tanto lavoro da fare sul fronte del dialogo tra Comuni, bikers e proprietari di fondi e boschi, ma i divieti totali non portano a niente, se non a episodi di questo genere in cui si rischia potenzialmente la vita, o comunque di farsi davvero male». L'associazione "Escursionisti su ruote Veneto" non si occupa solo di tutelare i diritti degli escursionisti su due ruote ma anche di promuovere azioni di volontariato da parte di soci e simpatizzanti, per tutelare i territori che utilizzano. Incoraggia inoltre l’autoregolamentazione all’interno della categoria di appassionati, oltre a spronare il confronto e la ricerca di soluzioni condivise con le amministrazioni locali. • © RIPRODUZIONE RISERVATA