Alpinista scivola e muore sul Pasubio

Un’eliambulanza  atterrata nei pressi del Rifugio Balasso dove è stata portata la salmaLuca Mottin in una delle sue tante escursioni sul Pasubio
Un’eliambulanza atterrata nei pressi del Rifugio Balasso dove è stata portata la salmaLuca Mottin in una delle sue tante escursioni sul Pasubio (BATCH)
14.01.2018

Karl Zilliken Tragedia sulla strada delle 52 Gallerie. Luca Mottin, artigiano di 47 anni che abitava a Fara Vicentino ha perso la vita dopo un volo di 300 metri mentre, a 1.800 metri di quota, si trovava nella parte finale della famosa strada che conduce al rifugio Papa, in alta Val Canale, sul confine tra il Veneto ed il Trentino Alto Adige. Saranno i carabinieri della stazione di Valli del Pasubio, intervenuti per il rilievi dopo il recupero della salma, a stabilire l’esatta dinamica del tragico incidente anche se, con ogni probabilità, la causa è da ricercare in un passo falso sulla neve ghiacciata che l’avrebbe portato a perdere l’equilibrio. L’ALLARME. L’allarme è stato dato poco prima delle 12 da un gruppo di escursionisti che si trovava sul versante opposto, alla Galleria d’Havet. Hanno segnalato quella che all’apparenza sembrava essere una frana, con grossi massi che rotolavano verso valle, ma anche con una traccia che avrebbe potuto far pensare alla scivolata di una persona. Il soccorso alpino della stazione di Schio, del neo-nominato capostazione Luca Nardi, che proprio ieri è subentrato ufficialmente ad Andrea Dalle Nogare, è stato subito attivato ed una squadra è partita alla volta di Valli. Con il 118, l’allerta stata inoltrata anche all’elisoccorso di Trento. L’elicottero ha effettuato un volo di ricognizione tra la 49esima e la 50esima galleria da cui è stato possibile osservare delle chiazze di sangue. Proprio grazie a quest’ispezione, i soccorritori hanno notato, circa 300 metri più a valle, il corpo dell’escursionista, morto per politraumatismi. IL SOCCORSO. Un tecnico è stato quindi calato nel profondo canalone di roccia per verificare la situazione. L’elicottero è subito volato verso l’alpe di Campogrosso per imbarcare anche il tecnico scledense che stava partecipando ad un’esercitazione in supporto alle operazioni, mentre un altro soccorritore della Stazione sopraggiungeva a piedi. Le operazioni per il recupero della salma sono proseguite per circa due ore. Quando è stato chiaro che purtroppo per l’escursionista non c’era più nulla da fare, la salma è stata ricomposta e, tramite l’ausilio di un verricello di una trentina di metri, trasportata al rifugio “Balasso” e adagiata sulla piazzola esterna, dove i carabinieri della stazione di Valli del Pasubio coordinati dal maggiore Vincenzo Gardin hanno portato a termine i rilievi per l’identificazione e anche per cercare di stabilire quale sia stata la dinamica dell’incidente. Anche le altre squadre del Soccorso alpino di Schio, che stavano risalendo per completare le operazioni se la nebbia presente avesse causato problemi di visibilità, hanno quindi raggiunto direttamente il “Balasso”. L’ITINERARIO. La Strada delle 52 gallerie, come purtroppo testimoniato da quest’ultima tragedia che inaugura nel peggiore dei modi il 2018 e come più volte ricordato proprio dal soccorso alpino scledense, è un itinerario affascinante che nasconde molte insidie. Questo soprattutto perché se in estate è un percorso che può essere affrontato in sicurezza, con le dovute precauzioni, anche da escursionisti senza grande allenamento, in inverno si trasforma in un’uscita riservata esclusivamente agli esperti, soprattutto a causa del ghiaccio che rende complicato il superamento dei tratti in galleria. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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