Il treno 184 deragliato Mistero mai chiarito

La scena che si presentò ai primi soccorritori dopo il deragliamento del treno 184 diretto a Milano e uscito dalle rotaie fra Montebello e Lonigo. Il fuochista rimase schiacciato sotto alla locomotiva. FOTO A CURA DI ISABELLA BERTOZZOIl viale d’accesso alla stazione ferroviaria di Montebello negli anni ’20 Un’altra immagine del deragliamento tratta dal libro “Montebello Novecento” pubblicato dal ComuneIl centro di Montebello in una foto del 1917, durante la Grande Guerra
La scena che si presentò ai primi soccorritori dopo il deragliamento del treno 184 diretto a Milano e uscito dalle rotaie fra Montebello e Lonigo. Il fuochista rimase schiacciato sotto alla locomotiva. FOTO A CURA DI ISABELLA BERTOZZOIl viale d’accesso alla stazione ferroviaria di Montebello negli anni ’20 Un’altra immagine del deragliamento tratta dal libro “Montebello Novecento” pubblicato dal ComuneIl centro di Montebello in una foto del 1917, durante la Grande Guerra
Isabella Bertozzo 20.01.2019

“La notte tra il sabato e la domenica, verso le ore una e mezza di notte il treno diretto 184 che parte da Vicenza alle 0.37, giunto nel tratto di linea Montebello-Lonigo e precisamente tra le fattorie Benetti e Farina, sbalzava improvvisamente fuori dalle rotaie tra il panico dei viaggiatori”. Inizia così l’articolo apparso martedì 7 giugno 1921 sul quotidiano Il Corriere Vicentino, fondato da Giuseppe De Mori nel 1915, che racconta il drammatico deragliamento del treno Venezia-Milano: l’episodio suscitò allora molto scalpore, anche perché fu avanzata subito l’ipotesi del dolo. Il clima politico era ancora arroventato dopo le elezioni del 15 maggio, contrassegnate anche nel Vicentino da scontri, disordini e violenze. In quelle elezioni i Fasci italiani di combattimento, sorti da poco, elessero 35 deputati, tra cui Benito Mussolini, risultato il terzo deputato più votato in tutta Italia. Continua la cronaca de Il Corriere Vicentino: “La macchina, il tender, il carro bagagli e la vettura postale precipitarono da una scarpata nella discesa del Guà, rovesciandosi. Il macchinista, con un balzo, si portò fuori dalla macchina rimanendo miracolosamente incolume. Il fuochista, invece, Ferrara Guido di Milano, che trovavasi alla sinistra della macchina, si ebbe il corpo tagliato in due. Le altre vetture del treno sbalzarono dalle rotaie sprofondando nella ghiaia”. Anche il quotidiano La Provincia di Vicenza, che successivamente divenne Il Giornale di Vicenza, dedicò quel giorno alla notizia ampio spazio in prima pagina, con numerosi dettagli, che non poteva conoscere un cronista che non fosse andato direttamente sul luogo del disastro: “La macchina giaceva sul fianco sinistro lungo la scarpata sottostante, tutta avvolta da una densa nuvola di fumo e da colonne di scintille. Nella caduta essa si era trascinata anche il tender. L’arresto era stato così violento che il carro bagagliaio, che seguiva immediatamente il tender, strappati i ganci che lo ritenevano al rimanente convoglio aveva fatto un pauroso salto girando su se stesso e ponendosi attraverso i due binari ostruendoli, avendo la parte anteriore in corrispondenza a quella della macchina rovesciata”. Entrambi i quotidiani riportano la paura dei passeggeri, molti dei quali rimasero feriti, e la drammaticità della situazione accentuata dal buio profondo: “I viaggiatori – scrive il Corriere Vicentino – scesi dalle vetture, al lume di qualche lanterna, avevano già cominciato a prestare i primi soccorsi ai feriti”. Il disastro fu subito segnalato alle stazioni di Montebello, Vicenza e Verona. La Provincia riporta: “Partiva da Vicenza un treno di soccorso completamente allestito col carro attrezzi con barelle e medicinali. Vi salì su il dottor Cariolato medico addetto alle ferrovie che prestò le sue cure ai feriti. Anche da Verona arrivata più tardi un secondo treno speciale, il quale raccoglieva circa 450 viaggiatori del diretto facendoli proseguire per Milano dove arrivò alle 10,30 atteso ansiosamente da una enorme folla essendosi colà sparsa la voce di una vera e propria catastrofe”. Quanto alle cause, entrambi i quotidiani riportano la circostanza che alcuni bulloni dei binari era stati trovati allentati, e in prossimità del luogo del deragliamento c’erano degli attrezzi. Da qui l’ipotesi del “criminoso attentato”, che potrebbe essere stato originato, secondo Il Corriere Vicentino, da “rivalità tra due squadre che lavoravano in prossimità di quel tratto di linea; si parla di una vendetta di alcuni ferrovieri recentemente licenziati”. Voci non confermate, ammette lo stesso quotidiano. Le riporta anche La Provincia di Vicenza, che però dà più credito, anche in base alle prime indagini, alla possibilità di un problema di manutenzione: “È però da notarsi che in quel tratto la linea presenta delle imperfezioni e che in questi giorni vi sono stati fatti anche dei lavori. Così che non è escluso che detti ferri siano stati ivi lasciati per pura dimenticanza dagli operai (…) Raccogliendo le diverse narrazioni dei viaggiatori è possibile una prima versione del deviamento che sarebbe avvenuto causa un’imperfezione delle rotaie. Nei giorni scorsi una squadra di operai aveva avuto incarico di riparare un tratto di linea. Si ignora se i lavori fossero condotti a termine o rinviati. Certo è che nel posto ove avvenne il disastro, furono rinvenute lime, mazze, dadi, bulloni, chiavi inglesi, tutti arnesi indubbiamente non caduti dal convoglio, ma lasciati dalla squadra per riprendere le operazioni il dì seguente. È inammissibile che i lavori siano stati troncati con la rotaia in istato di inefficienza. Probabilmente, se il treno fosse passato in quel punto a più lenta velocità, nulla sarebbe accaduto”. Il recupero fortunoso di una foto inedita ha consentito di riportare l’attenzione sull’episodio. • © RIPRODUZIONE RISERVATA