L'ultima scalata
del partigiano
re del sesto grado

Giacomo Albiero in una delle sue tante scalate in solitaria. FADDA
Giacomo Albiero in una delle sue tante scalate in solitaria. FADDA
Antonella Fadda23.09.2018

MONTECCHIO. Se n’è andato l’"uomo del sesto grado". Era il soprannome dato dagli scalatori al montecchiano Giacomo Albiero, mancato l’altra notte a 93 anni.

 

Alpinista di primissimo piano e di grande esperienza, per aver raggiunto le cime più difficili ed impervie da sesto grado di difficoltà, da cui il soprannome, Albiero fu uno dei soci fondatori del Cai di Montecchio. Oltre ad essere alpinista, fu uno dei senatori della Marcialonga, partecipò a 36 edizioni consecutive, a cui diede l’addio solo otto anni fa. Non tanto per l’età, bensì a causa di un intervento di protesi al ginocchio che lo costrinse a fermarsi. 

 

La sua passione vera è rimasta, fino alla fine, la montagna. Quella montagna che imparò ad amare da giovanissimo quando iniziò ad arrampicarsi sul Monte Nero per gioco. Rimase tutta la vita con lo sguardo verso il cielo, cercando la vetta più alta, forse memore di un passato difficile che l’ha visto combattere, come partigiano, nella brigata “Stella”, è uno dei pochi sopravvissuti al rastrellamento del 9 settembre a Piana di Valdagno (è stato ricordato ieri mattina, insieme ai caduti), e poi dell’Argiuna. 

I funerali saranno celebrati lunedì alle 15 nella chiesa di San Pietro a Montecchio.