L’odissea di un operaio in carrozzina

L’artigiano Mario Bortoletto, 69 anni
L’artigiano Mario Bortoletto, 69 anni
Ivano Tolettini 25.08.2018

Quindici anni per una verità dolorosa, poiché dal 2003 il muratore Toni Rajkovic è su una sedia a rotelle dopo un pauroso volo dal tetto di un capannone. C’è voluta la sentenza d’Appello per stabilire che il lavoratore ha diritto a un maxi risarcimento di 1,8 milioni di euro perché la sua giovane esistenza era stata devastata per sempre dal gravissimo infortunio sul lavoro. I giudici di Venezia hanno accertato che la colpa dell’incidente è dell’impresario padovano Mario Bortoletto, 69 anni, di Vigonza, che di fatto era il datore del serbo, che lavorava esclusivamente per lui. La Corte ha ribaltato il verdetto del tribunale di Vicenza del 2013 che aveva sentenziato che non c’era un rapporto di subordinazione e che pertanto Rajkovic era un lavoratore autonomo con tanto di partita Iva. Il collegio della sezione Lavoro ha accolto il ricorso dell’avvocato Daniele Accebbi e ha scritto che «dall’istruttoria testimoniale emerge che l’8 settembre 2003 la ditta Bortoletto aveva incaricato Rajkovic di recarsi nella ditta Fari Forme per un sopralluogo di riparazione del tetto del capannone». L’operaio era arrivato a Vigonza sul furgone Daily della “Bortoletto” e aveva una scala messa a disposizione dalla stessa società, ma poco dopo a causa del cedimento del tetto in amianto era precipitato da 7 metri subendo lesioni che l’hanno costretto alla carrozzina. Gli ispettori dello Spisal avevano appurato che sul cantiere non c’era alcun presidio contro la caduta dall’alto, né l’infortunato indossava cinture di sicurezza collegate a un sistema di ancoraggio come prevedono le norme sulla sicurezza. Un’odissea giudiziaria, quella di Rajkovic e dei congiunti, acuita dalla circostanza che fin dall’inizio Mario Bortoletto negò qualsivoglia coinvolgimento, spiegando che lo slavo era un lavoratore con partita Iva e prestava la sua opera in base a un subappalto. Erano stati gli ispettori dello Spisal Francesco Zecchin e Vittorino Squarcina a scoprire che la Edilnays, la società di Rajkovic, altro non era che una delle tante realtà che aveva aperto partita Iva per consentire al titolare di lavorare come muratore o manovale senza però alcuna struttura (attrezzature pesanti, autocarri, gru, ponteggi) e dal 2002 lavorava quasi esclusivamente per Bortoletto. Ma ci sono voluti quasi 15 anni per provarlo. Se il giudice penale aveva condannato a 9 mesi di reclusione Bortoletto per lesioni colpose, assolto in appello per la prescrizione, quello del lavoro di primo grado di Vicenza aveva dato ragione all’impresario. Nel frattempo l’assicurazione aveva versato 660 mila euro, cui si erano aggiunti 550 mila euro all’Inail come rivalsa per i 2 mila euro di rendita che versa all’infortunato. La sentenza civile d’Appello ha condannato Bortoletto a risarcire ulteriori 350 mila euro. «Non ha finora mai risposto», spiega l’avvocato Accebbi. Nel frattempo, è diventato presidente del “Movimento contro gli abusi e l’usura bancaria”, relatore in convegni in Italia e autore di tre libri: “La rivolta del correntista”, ”Contro gli abusi delle banche” e “Da debitore a creditore”. •