Le “molestie olfattive” non sono state provate

Il tribunale di Vicenza
Il tribunale di Vicenza
Ivano Tolettini 04.01.2019

Quattro fratelli condannati in primo grado a Vicenza perché la loro società che si occupa della raccolta di materiali ferrosi, la “Nuova Tir.Fe snc”, aveva emesso in atmosfera esalazioni di solvente che avevano allarmato la popolazione e avevano fatto intervenire a Brendola, in via De Gasperi 13, la polizia giudiziaria, hanno visto la sentenza annullata in Cassazione per un grave vizio di motivazione e così il processo si dovrà rifare a Vicenza. Sono molto interessanti i motivi con cui la sezione Terza della Cassazione, presieduta da Giulio Sarno, ha annullato la multa di 130 euro inflitta dal tribunale di Vicenza in composizione monocratica il 15 novembre 2017 ai gemelli Giacomo e Marco Tirapelle, di 44 anni, e agli altri due fratelli Enrico e Alberto, rispettivamente di 46 e 42 anni. La questione di fondo è che la sentenza impugnata, «al di là del riferimento alla normativa in materia di rifiuti, ha apoditticamente affermato ciò che doveva essere oggetto di dimostrazione», vale a dire le molestie olfattive. I quattro Tirapelle erano stati ritenuti responsabili in qualità di amministratori della “Nuova Tir.fe snc” di getto pericoloso di cose perché avevano provocato esalazioni di solvente, fuoriuscito da un cumulo di rottami ferrosi provenienti da Elite Ambiente srl e depositati nell’impianto di Brendola tra il 6 e l’11 maggio 2017. Per il giudice le emissioni moleste erano avvenute in un contesto di un’attività produttiva autorizzata in assenza delle violazioni delle norme che la regolano, dopo che il materiale ferroso aveva perso la qualità di rifiuto. Ma lo schema interpretativo corretto, dice la Suprema Corte, prevede che si distingua tra emissioni con o senza autorizzazione, e laddove l’attività è esercitata correttamente, come nel caso della società di Brendola, e senza superamento dei limiti, va stabilito se le esalazioni hanno superato la soglia della “normale tollerabilità“. Si tratta di un parametro previsto dall’articolo 844 del codice civile e attesta l’idoneità ad assicurare una protezione adeguata all’ambiente e alla salute umana. In pratica, se c’è autorizzazione all’emissione in atmosfera e rispetto dei limiti, potrà esserci comunque la violazione della legge «qualora l’azienda non adotti quegli accorgimenti tecnici ragionevolmente utilizzabili per ulteriormente abbattere l’impatto sulla realtà esterna». Ebbene, la sentenza annullata, si fonda solo «sul mero rilievo della violazione del principio di precauzione dell’agire umano, senza avere dimostrato gli elementi» delle molestie olfattive, per le quali «non è certo necessario disporre di una perizia tecnica, potendo il giudice fondare il suo convincimento» anche sulle testimonianze dei testimoni confinanti. • © RIPRODUZIONE RISERVATA