Dissequestrati e restituiti i chihuahua

I chihuahua non erano stati maltrattati secondo le analisi fatte dal veterinario.   FOTO ARCHIVIO
I chihuahua non erano stati maltrattati secondo le analisi fatte dal veterinario. FOTO ARCHIVIO (BATCH)
Diego Neri 08.03.2018

Il giudice non ha convalidato il sequestro, e pertanto i 76 chihuahua vengono restituiti ai due indagati che li tenevano in casa. Dopo il blitz di qualche giorno fa, con cui i carabinieri forestali avevano sigillato le bestiole stipate all’interno di un immobile a Vo’ di Brendola, mentre in zona girava un inviato di Striscia la notizia, la procura aveva chiesto la convalida del provvedimento con il quale i militari avevano “sigillato” i 76 animali. Ma il giudice Roberto Venditti ha rigettato la domanda, ritenendo - come del resto aveva fatto il veterinario che aveva accompagnato i carabinieri - che i cani non fossero maltrattati: non erano denutriti, nè presentavano ferite, nè erano ammalati. Certo, desta molte perplessità una concentrazione del genere di bestiole in una casa, ma si tratta di compiere una valutazione di natura amministrativa, non già penale. Per questo ha ordinato la restituzione dei cani a Massimo Moro e Javier Paolino Robinson. I quali, tutelati dall’avv. Laura Piva, oggi dovrebbero recarsi nei canili di Padova e Vicenza, dove erano stati portati i chihuahua, per riprenderli con sè. L’inchiesta della forestale era scattata nei giorni scorsi. I militari avevano avuto notizia che a Vo’, all’interno di un’abitazione, fossero stipati decine di cani, come se fosse stato attrezzato un allevamento abusivo. Per questo si erano organizzati e avevano fatti ingresso nella struttura, trovando i 76 animali che erano stati sequestrati. Quindi avevano informato il pubblico ministero di turno, Paolo Fietta. I cani erano stati affidati a due canili, visto l’alto numero, dopo essere stati visitati da un veterinario; e i due che li accudivano, e che erano stati trovati all’interno dell’immobile, Moro e Robinson, erano stati denunciati per maltrattamento di animali. Ma l’iniziativa degli inquirenti non ha trovato il benestare del giudice, che dai primi elementi raccolti non avrebbe avvisato ipotesi concrete di reato; pertanto, i chihuahua non potevano essere sequestrati: non ci sarebbero stati gli estremi dei maltrattamenti. Di qui l’ordine di restituzione, che è stato notificato agli interessati i quali però hanno preso del tempo per andare a riprendersi i cani. Dove li porteranno, poi, resta tutto da vedere. Quello che è certo è che le bestiole non erano tutte della coppia di indagati, anzi. Gli animali avevano tutte il microchip, dalla cui analisi è emerso che i proprietari sono numerosissimi, e abitano in diverse province italiane. Individuarli e contattarli tutti sarà impresa complessa; ma i forestali sono al lavoro anche per comprendere come mai i chihuahua fosse tutti a Vo’ di Brendola. Nel frattempo, i carabinieri informeranno anche il sindaco Bruno Beltrame, la massima autorità sanitaria (e veterinaria) per Brendola. Sarà lui a valutare eventuali profili amministrativi, a partire dal fatto se in quella casa fosse stato realizzato un allevamento, per arrivare poi alle condizioni igieniche della struttura. Il Comune potrebbe decidere di far sgomberare gli animali, e provvedere quindi a trovare per loro una diversa sistemazione. Intanto, Moro e Robinson sono soddisfatti della decisione del giudice, perché fin da subito si erano detti innocenti ed estranei a qualunque ipotesi di reato. • © RIPRODUZIONE RISERVATA