«Le nostre vite rovinate da una causa inutile»

Il municipio di Grumolo delle Abbadesse. FOTO D’ARCHIVIO
Il municipio di Grumolo delle Abbadesse. FOTO D’ARCHIVIO
Marco Marini 10.11.2018

Non abbiamo mai avuto dubbi sulla nostra innocenza». È questo il commento dei quattro consiglieri di minoranza del gruppo “Impegno e rinnovamento” di Grumolo delle Abbadesse, dopo l’esito del processo per calunnia che li ha visti assolti «perché il fatto non costituisce reato». «Il Pubblico ministero aveva chiesto pene molto pesanti, e gli avvocati delle parti civili, che rappresentano i nostri attuali amministratori, hanno sostenuto l’accusa con tesi addirittura complottistiche, chiedendo pure risarcimenti smisurati», sono le parole del capogruppo Matteo Dainese, condivise dagli altri consiglieri coinvolti, ovvero Idra Panetto, Francesco Gagliardi e Sandra Foladore, quest’ultima non più in Consiglio da giugno. Secondo i quattro, l’accusa di calunnia ha limitato di molto il loro lavoro all’interno del Consiglio comunale. «Sono stati due anni vissuti con molta apprensione non solo per noi, ma anche per le nostre famiglie, e questo ha condizionato inevitabilmente anche il nostro lavoro in Consiglio, perché non ci sentivamo più né liberi, né sicuri, né tanto meno sereni». Tutto iniziò tre anni fa, quando i consiglieri di minoranza inviarono una denuncia in procura accusando di istigazione a delinquere, falso, abuso d'ufficio e omissione in atti d'ufficio sindaco, vicesindaco, assessori, consiglieri, progettisti e funzionari pubblici, per un totale di 23 persone. Una vicenda che affonda le radici nei decenni passati, relativa ai lavori per un capannone lungo il rio Tergola, con i primi atti che risalivano addirittura al 1977. Secondo l'ipotesi delle minoranze, il Comune aveva compiuto una lunga serie di irregolarità, sfociate in reati. I fatti erano avvenuti fino al 2014. Il procuratore Cappelleri aveva ritenuto che i quattro sapessero innocenti i denunciati «in ragione della palese inconsistenza delle ipotesi penali contestate». Di qui, l’accusa di calunnia, prima dell’assoluzione stabilita lunedì pomeriggio dal giudice. Resta ora da capire quale sarà il futuro del gruppo di minoranza grumolese, in vista soprattutto delle elezioni amministrative del 2019. «Ora ognuno di noi è inevitabilmente portato a fare considerazioni sul proprio futuro politico - concludono i consiglieri di “Impegno e rinnovamento” -. E non è detto che prenderemo una decisione unanime, non perché non siamo più uniti come lo siamo sempre stati, ma perché prima di essere consiglieri comunali, siamo persone comuni con una famiglia e un lavoro che vivono in un piccolo comune della provincia. Ci chiediamo se valga ancora la pena spendere energie e tempo per una funzione che poi, nella sostanza, è svilita e stroncata, quale quella del controllo politico e amministrativo da parte della minoranza». «La sentenza dimostra che abbiamo sempre lavorato in modo corretto e questo vale anche per le precedenti Amministrazioni comunali. Quello che fece il Comune era tutto lecito». Parole di Flavio Scaranto, sindaco di Grumolo delle Abbadesse, che commenta così la fine del processo che vedeva coinvolti i consiglieri di minoranza del gruppo “Impegno e rinnovamento”, accusati di calunnia e poi assolti. «Il giudice ha detto che mancava la malizia, ovvero il dolo, ma la falsità delle dichiarazioni dei consiglieri di minoranza è stata riconosciuta - continua il primo cittadino -. Sicuramente hanno capito di aver fatto un errore e che bisogna informarsi bene prima di denunciare». Sull’attività della minoranza degli ultimi anni il commento del sindaco è laconico: «Durante i Consigli comunali nessuno ha tolto la parola ai consiglieri di minoranza». • © RIPRODUZIONE RISERVATA