Il mondo del basket e campane a festa per l’addio a Franco

La maglia, il pallone, i colori che amava sopra la baraChiesa gremita a Vigardolo e tanti simboli per l’addio a Franco Barbiero. FOTOSERVIZIO STELLA - CISCATO
La maglia, il pallone, i colori che amava sopra la baraChiesa gremita a Vigardolo e tanti simboli per l’addio a Franco Barbiero. FOTOSERVIZIO STELLA - CISCATO
Marco Billo 27.07.2018

«Credo che una persona possa continuare a essere presente nei cuori di chi ha incrociato. Vi chiedo di tenere vivo Franco nei vostri». La richiesta della famiglia di Gianfranco Barbiero, scomparso domenica, a 52 anni, ha strappato lacrime di commozione e applausi alla fine dei funerali dell’uomo noto a Dueville per il suo passato da giocatore e allenatore di basket. La piccola chiesa di Vigardolo, frazione di Monticello Conte Otto dove è cresciuto, non è riuscita a contenere le centinaia di persone giunte per dare l’addio al coach delle cinque promozioni consecutive della Sportschool Dueville, società che fondò nel 1991. «Con la sua scuola di basket si è donato mettendosi a servizio degli altri», ha ricordato don Raffaele Zocchetta durante l’omelia. «Ha trasmesso nozioni di pallacanestro, schemi e giocate, ma soprattutto valori per affrontare la vita. I suoi ultimi doni sono state le cornee messe a disposizione dell’Aido: grazie a lui due persone potranno tornare a vedere». «Dopo aver fatto l’operaio e il poliziotto ha deciso di rimettersi a studiare: senza alcun problema ha iniziato a frequentare le lezioni all’istituto Montagna, in classe con ragazzi più giovani di 6 o 7 anni. Il pomeriggio allenava per garantirsi un’entrata economica, e alla sera era lui ad allenarsi con la prima squadra», ha ricordato Roberto Pellizzaro, figura di riferimento della pallacanestro vicentina. «Ci rimarrà il ricordo di un giocatore generoso, un autentico uomo-squadra. Fai buon viaggio». Tra i banchi davanti all’altare, ma anche fuori dalla chiesa, in molti hanno indossato maglie e divise con il logo della Sportschool Dueville, la colomba tra l’Alfa e l’Omega racchiusa da una corona d’alloro, ideato dallo stesso Barbiero. «Un grande allenatore, non solo in termini sportivi, ma anche per tutto ciò che ci hai insegnato», lo ha descritto Andrea Trevisan, capitano della prima squadra che ha anche citato la frase de L’arte della Guerra “se conosci il nemico e conosci te stesso la vittoria sarà indubbia, se conosci la terra e il cielo la vittoria sarà totale”. Sei stato il nostro coach, un fratello, un amico, un padre. Ciao Franco», ha aggiunto. I tanti amici e compagni di squadra, ma anche una rappresentanza del Consiglio comunale di Dueville, si sono stretti attorno ai genitori Lino e Pina, al fratello Mauro e alla sorella Manuela. «Franco era una grande persona e se è riuscito a esserlo è anche per merito vostro», è stato il ringraziamento del fratello. Il feretro di Barbiero è uscito dalla chiesa con sopra la maglia della Sportschool, salutato fra le lacrime, con le note di “Io Vagabondo” dei suoi amati Nomadi e le campane a festa, come lui aveva chiesto. «L’impressione è che oggi manchi uno spicchio del nostro pallone da basket, - ha concluso don Giacomo Viali, parroco di Vigardolo - ma non è così. Gianfranco vive in noi». • © RIPRODUZIONE RISERVATA