Raffinavano eroina: 5 anni a testa

La palazzina di via Bosco di Sotto a Rampazzo di Camisano. ARCHIVIO
La palazzina di via Bosco di Sotto a Rampazzo di Camisano. ARCHIVIO
Valentino Gonzato 11.12.2018

Quattro anni e otto mesi di reclusione ciascuno oltre a una multa di 14 mila euro. È la pena patteggiata dagli albanesi Armando Ahmeti, 41 anni, domiciliato ufficialmente in via Zuccato in città, e Saimir Gripshi, di 34, irregolare e già espulso dall’Italia, che lo scorso aprile erano stati sorpresi dai carabinieri con 30 chili di eroina in un appartamento in via Bosco di Sotto in località Rampazzo a Camisano, trasformato in una raffineria della droga. L’INDAGINE. Il sequestro era stato effettuato dai militari della compagnia di Padova, che avevano avviato un’indagine dopo aver verificato che alcuni spacciatori attivi nella città del Santo si rifornivano nella zona di Camisano. Pedinamenti e intercettazioni avevano consentito ai carabinieri di risalire alla palazzina al civico numero 2 di via Bosco di Sotto. A quel punto, la sera dell’11 aprile, avevano bussato alla porta dell’appartamento al pianterreno dell’edificio. La perquisizione, alla quale avevano partecipato anche i militari della compagnia di Vicenza guidati dal capitano Umberto Gallucci, era durata parecchie ore perché lo stupefacente era nascosto ovunque. Oltre all’ingente quantitativo di eroina, erano stati sequestrati 246 grami di cocaina. Complessivamente la droga valeva alcune centinaia di migliaia di euro. LA RAFFINERIA. In quell’appartamento, però, c’era pure dell’altro. I militari avevano scoperto una vera e propria raffineria, dove lo stupefacente veniva tagliato e confezionato per poi essere venduto non soltanto agli spacciatori ma anche ai grossisti. Ahmeti e Gripshi, che all’epoca abitavano in quella palazzina, avevano a loro disposizione una pressa idraulica, stampi per il confezionamento di panetti da mezzo chilo, un macchinario per il sottovuoto, buste di plastica, frullatori e molto altro ancora. Al termine della retata, i due albanesi erano stati arrestati e portati in carcere. Dopodiché, avevano fatto scena muta durante l’interrogatorio di convalida davanti al giudice per l’indagine preliminare. Secondo l’accusa, quella scoperta dai militari era una raffineria che serviva le piazze di spaccio di Padova e di Mestre, dove in passato si erano verificati diversi decessi per overdose. IL PATTEGGIAMENTO. Gripshi e Ahmeti sono volti noti alle forze dell’ordine. In passato erano già finiti in manette sempre per reati legati al mondo delle sostanze stupefacenti. Gripshi, a luglio, era stato condannato in primo grado a un anno di reclusione per essere tornato in Italia dopo essere stato rimpatriato. I due imputati, difesi entrambi dall’avvocato Fabio Pinelli, hanno scelto di patteggiare. Il rito alternativo ha consentito alla coppia di stranieri di usufruire di uno sconto di pena. Accusa e difesa hanno trovato un accordo davanti al giudice Matteo Mantovani, che ha inoltre dichiarato Gripshi e Ahmeti interdetti dai pubblici uffici per la durata di cinque anni. • © RIPRODUZIONE RISERVATA