Calci all’auto in corsa «Mi voleva aggredire»

Nella foto i danni provocati all’auto dallo sconosciuto.   ARMENI
Nella foto i danni provocati all’auto dallo sconosciuto. ARMENI
Giulia Armeni 01.12.2018

Il molestatore seriale di Caldogno torna a colpire. Anche perché, tecnicamente, nessuno l'ha mai fermato. E così dopo venti giorni di apparente tranquillità, dopo l'identificazione del “pedinatore di donne” da parte della polizia locale lo scorso 8 novembre, la scia di episodi inquietanti è ripresa. A denunciare di essere stata aggredita da un individuo che sarebbe, il condizionale rimane d'obbligo fino a prova certa, lo stesso dei mesi scorsi è stata Barbara Seganfreddo, assalita martedì sera verso le 20.30 mentre transitava in auto lungo via Barco. La donna, insegnante di danza in una scuola di Thiene, stava percorrendo come ogni giorno la via che attraversa Caldogno per raggiungere la sua casa di Anconetta quando è incappata nel balordo, che si è letteralmente lanciato contro la sua auto in corsa sferrando un calcio alla portiera e allo specchietto. Un comportamento folle e che avrebbe potuto provocare un incidente anche molto grave se l'automobilista non fosse riuscita a mantenere saldamente il volante e a proseguire senza sterzare o fermarsi. «Sono ancora scossa per quello che è successo -racconta Barbara- avevo letto dei casi che si erano verificati da ottobre e fino a qualche settimana fa ma non avrei mai pensato che potesse capitare anche a me». Salgono così a 7 gli episodi denunciati formalmente alle forze dell'ordine e che sarebbero imputabili tutti alla stessa persona: un trentenne italiano di origini africane residente a Caldogno. È lui, perlomeno, il responsabile delle azioni messe a verbale con l'accusa di violenza privata e danneggiamenti da 6 donne che si sono rivolte alla polizia locale dell'Unione dei Comuni: e la settima, la signora Seganfreddo, sembra avere pochi dubbi sull'identità dell'uomo:«Mi dicono che sia sempre la stessa persona ma che devono fare ulteriori controlli, per quanto mi riguarda, avendo letto sul Giornale quello che era già accaduto, in un certo senso sono riuscita a non farmi prendere dal panico». Anche dopo essere stato riconosciuto e denunciato da un'agente in borghese, il trentenne è rimasto libero. • © RIPRODUZIONE RISERVATA