Plebiscito per la fusione in Valbrenta

L’incontro di ieri tra le categorie economiche del Bassanese e i sindaci della Valbrenta
L’incontro di ieri tra le categorie economiche del Bassanese e i sindaci della Valbrenta (BATCH)
13.01.2018

Francesca Cavedagna «Efficienza, semplificazione, vantaggi economici oggettivi, per le comunità interessate e le imprese, in un’ottica di Smart City». Ecco perché il Tavolo di coordinamento delle categorie economiche bassanesi ha scelto di supportare il progetto di fusione dei Comuni della Valbrenta. A sostenere la scelta dei vertici di Confindustria, Confartigianato e Commercianti bassanesi, ovviamente, ci sono anche i numeri di un sondaggio distribuito tra i soci della Valle, che ha segnato una netta maggioranza a favore della fusione, vista come “un nuovo e più efficiente modo di vedere l’apparato amministrativo”. Il presidente del mandamento bassanese di Confartigianato, Sandro Venzo, sintetizza bene lo spirito della sintonia di progetto, precisando che «Da soli si va più veloci, ma insieme si va più lontano». E c’è proprio il futuro sociale, economico, infrastrutturale e turistico - non solo quello della Valle - tra gli obiettivi primari di questa alleanza, che mette tra i primi vantaggi anche quelli legati al risparmio della spesa pubblica, insieme all’ottimizzazione di servizi e risorse. Decisivo anche il pieno appoggio di Confindustria, con il presidente Diego Caron , che sottolinea come sia importante «pensare anche alle infrastrutture e a come sarà più semplice trovare accordi per realizzarle, e alla continuità che una fusione non condizionata dai colori politici potrà dare al progresso del territorio». L’iter procedurale iniziato dalle Amministrazioni ha suscitato vivo interesse nel mondo economico locale che lo ha sostenuto da subito, per molti motivi. «In primis - spiegano i vertici del coordinamento, riuniti ieri nelle conferenza stampa a palazzo Guarnieri - questa scelta porterebbe a una razionalizzazione della spesa pubblica, perciò a un risparmio annuo stimato in 16 mila euro per la parte politica e 144 mila per quella tecnica legata alla struttura, che nel medio termine si tradurrebbe in una minore incidenza della fiscalità locale». Poi c’è la questione del peso di rappresentanza. «La fusione - spiegano - consente una maggiore rilevanza politica e di rappresentanza del territorio che, amministrato da un ente con dimensioni e popolazione più consistenti, sarebbe così in grado di avere più peso nelle scelte e alle richieste verso altre istituzioni». Ulteriori aspetti positivi del progetto per il coordinamento sono «una maggiore semplificazione e rapidità nei processi decisionali sulle scelte strategiche di governo del territorio che interessano l’intera vallata». Fin qui l’aspetto operativo, quanto a quello economico la fusione permetterebbe di accedere a contributi regionali e statali a favore di tutta la comunità, che in 5 anni si tradurrebbero in finanziamenti per circa 12 milioni di euro. In definitiva quindi «le categorie economiche sono convinte che questa fusione possa essere un modello ma anche un riferimento per arrivare a una massa critica più importante con l’adesione di altre realtà. Quello bassanese è un esempio concreto di progetto che va verso la Smart City i cui confini tradizionali e le suddivisioni amministrative sono superati da una logica d’insieme più ampia, che punta all’efficienza e alla condivisione. L’obiettivo è quello di arrivare a un’area metropolitana, che veda nel contesto della Pedemontana il proprio riconoscimento ma, soprattutto, che porti a un governo del territorio mirato a un programma di sviluppo, a un miglioramento della qualità della vita, a una visione politica moderna e innovativa». • © RIPRODUZIONE RISERVATA