«Trasformiamo il nuovo tribunale in centro servizi»

Una veduta del nuovo tribunale inutilizzatoRoberto Campagnolo
Una veduta del nuovo tribunale inutilizzatoRoberto Campagnolo
Enrico Saretta 07.10.2018

Una cattedrale nel deserto, stretta nella morsa di un contenzioso milionario e soggetta all’inevitabile deperimento provocato dallo scorrere del tempo. Vale la pena credere ancora nella sua riapertura? Se lo chiede, ed è una domanda destinata a far discutere, il vicesindaco di Bassano Roberto Campagnolo. La sua, infatti, è posizione è piuttosto fuori dal coro, considerato il dibattito cittadino e l’attivismo per la creazione del Tribunale della Pedemontana. «Certo, la riapertura del tribunale sarebbe una cosa assolutamente positiva - afferma Campagnolo - ma soltanto se arrivasse in tempi brevi. In questi anni si è imputata tutta la colpa della chiusura del tribunale di Bassano al precedente Governo. Adesso il nuovo esecutivo gialloverde dica cosa vuole fare di quella sede. Perché altrimenti penso sia giusto cercare altre soluzioni». Anche perché, tralasciando i costi di gestione per il vicino palazzo Antonibon (struttura quasi vuota che costa circa 50 mila euro all’anno di riscaldamento), per la nuova cittadella della giustizia oltre al danno, c’è pure la beffa. Il nuovo tribunale, infatti, è al centro di un contenzioso tra l’Amministrazione di Bassano e la ditta che l’ha costruito, il consorzio Consta di Roma. Quest’ultima, ha avanzato delle riserve sul cantiere, che hanno fatto schizzare l’importo dei lavori, passato infatti da 7.760.392,43 euro a 13.510.714,62 euro, quasi 6 milioni di euro in più. Un aumento che secondo la ditta è stato provocato dagli imprevisti intervenuti durante il cantiere. Sono tredici, nello specifico, le riserve che il consorzio ha avanzato al Comune, tra cui quelle relativi alla necessità di effettuare degli scavi archeologici. «Al di là di come terminerà questo contenzioso - afferma - per la legge noi siano costretti a proporzionare il costo dell’incarico iniziale del collaudatore all’aumento delle richieste dell’impresa, perché il professionista si deve esprimere anche su queste». Ecco quindi che l’Amministrazione ha dovuto integrare l’impegno di spesa già assunto a favore dell’ingegnere collaudatore Ulderico Canilli di Pove con altri 29.427,83 euro. In totale, il collaudatore alla fine costerà al Comune 59.494,50 euro, come da parcella presentata dal professionista. Spese legittime ma che restano per ora vane, visto l’inutilizzo della cittadella. «Se sarà verificata l’impossibilità di arrivare a una riapertura del tribunale in tempi brevi - prosegue Campagnolo - a mio parere piuttosto che mantenere quello stabile vuoto nel centro della città vanno cercate altre possibili destinazioni. La soluzione migliore sarebbe renderlo un centro servizi, trasferendoci uffici comunali ed enti come Inps e Inail». •