«Siamo disperati per non aver saputo aiutare Valter»

Paola Bosa e Valter Magrin,  coppia dell’omicidio-suicidio di Pianezze
Paola Bosa e Valter Magrin, coppia dell’omicidio-suicidio di Pianezze
Francesca Cavedagna 10.09.2018

«Nostra madre non sa ancora tutto su Paola e Valter: le abbiamo detto solo che sono morti, ma non quello che è successo. Per lei la verità intera sarebbe un dolore troppo grande da sopportare. Teniamo le televisioni spente, in casa non entrano giornali. Vogliamo proteggerla almeno fino al funerale, poi le racconteremo come sono andate le cose». A parlare è Renata Bosa, la sorella di Paola. Per i parenti dei coniugi Magrin di Pianezze, quella di ieri è stata la giornata più pesante di tutte: la prima domenica passata senza Paola e Valter, con il dolore per la tragedia avvenuta lo scorso mercoledì nella villetta di via Moscardina che si fa sempre più acuto, ruba il sonno, intasa la mente di domande, molte delle quali non troveranno risposta. «Tutti noi abbiamo perso una sorella, una figlia, ma anche un cognato che amavamo e amiamo molto - prosegue Renata Bosa -. Siamo disperati soprattutto per Valter, per non essere stati in grado di aiutarlo nel modo giusto, per non esserci accorti completamente del forte dolore che stava attraversando. Se avesse deciso di farla finita da solo, non so se mia sorella gli sarebbe sopravvissuta, se sarebbe stata in grado di superare una perdita tanto grande». «Dormiamo pochi minuti per volta - spiega ancora la donna -, drammi simili richiedono tempo per essere assimilati. Il figlio Luca è la persona che sta vivendo la parte più dura di tutte. Ci facciamo mille domande: perché il medico mercoledì non si è accorto che la situazione era peggiorata? Perché non ce ne siamo accorti noi familiari? Cosa avremmo potuto fare di più? Abbiamo sbagliato qualcosa? Non so rispondere. La depressione è una malattia subdola, che disarma gradatamente. Paola e Valter, erano una coppia unita, tragicamente purtroppo lo sono stati fino alla fine». Valter, che avrebbe ucciso la moglie prima di impiccarsi, era caduto in una forte depressione alcune settimane fa. Secondo le prime ipotesi degli inquirenti il male di vivere sarebbe stato causato da immotivate preoccupazioni economiche, dal timore infondato di non riuscire a far fronte alle spese avviate per costruire la nuova casa. I famigliari ritengono che le ragioni possano essere diverse: «A me lui non ha mai parlato di soldi - specifica la cognata -. Quando sono andata a trovarli in ospedale, mi diceva che sentiva ancora forte il dolore per la perdita dei suoi genitori, poi c’era il fatto di essere andato in pensione, che all’inizio gli pareva una vacanza, poi tutto quel tempo vuoto a disposizione ha iniziato a farlo sentire quasi inutile, perso. Anche la nuova casa c’entrava: di recente erano stati commessi alcuni errori nei lavori, niente di drammatico, ma lui si sentiva responsabile, li ha visti come un suo fallimento, anche se non ne aveva alcuna colpa. Mettere le cose a posto avrebbe fatto leggermente lievitare il preventivo totale, ma non ha mai accennato a nessuna preoccupazione legata ai soldi. Era un uomo meraviglioso. Mi fa un pena terribile, mi manca tantissimo. Questo doveva essere il momento più bello della loro vita, e quel male che scavava da tempo ce li ha portati via». •