Ponte degli alpini «Lavori più veloci con delle varianti»

  Roberto Campagnolo
Roberto Campagnolo
Enrico Saretta 14.01.2019

Torna in campo l’ipotesi varianti per il restauro del Ponte degli Alpini. La ditta Inco ha presentato all’Amministrazione comunale un ventaglio di soluzioni per procedere nel modo più spedito possibile con i lavori. Lavori che, terminata la posa delle ture sul Brenta, ora entrano nel vivo, con l’obiettivo principale di sfruttare la finestra invernale per arrivare al restauro di due stilate, quelle sul lato Nardini, entro aprile. Si ripropone così la questione del sollevamento del ponte per consentire i lavori in alveo: il progetto Modena indica come fondamentale introdurre una passerella metallica, una sorta di ponte Bailey, all’interno della struttura, per sostenere il ponte dall’alto. Il precedente appaltatore, la Vardanega di Possagno, aveva contestato questa modalità, salvo poi tornare sui suoi passi. Come riferito da fonti del Comune, sembra che ora la Inco di Pergine non muoia dalla voglia di cimentarsi nella preparazione del Bailey e abbia già presentato come alternativa l’utilizzo di una struttura provvisoria per sollevare l’impalcato dal basso, utilizzando dei pali da conficcare nel greto. Si tratterebbe di un altro sistema di puntelli da affiancare a quello già introdotto da Vardanega e che permetterebbe di tenere su il ponte con dei martinetti. «È una soluzione ancora da approvare - riferisce l’assessore ai lavori pubblici Roberto Campagnolo - ma che permetterebbe di sostenere il ponte da sotto con un sistema complesso, che consentirebbe alla ditta di lavorare su due stilate alla volta, anziché su una. I lavori subirebbero una decisa accelerazione, con due stilate restaurate entro aprile». Quella al sistema di sostegno sarebbe una variante non sostanziale, e come tale potrebbe facilmente essere accettata dal Comune, che non ha mai detto che il progetto originario firmato dall’ing. Claudio Modena sia intoccabile. Il discorso cambierebbe invece se dovessero concretizzarsi ulteriori scenari, sui quali in queste ore stanno emergendo dei retroscena. In particolare, i tecnici starebbero valutando di intervenire in modo diverso sulle fondazioni, in particolare sulla trave del Casarotti, pezzo storico sinora ritenuto intoccabile e che il progetto Modena prevede di inglobare con una nuova trave, una sorta di rivestimento in acciaio. Non è escluso che si eviti di rivestire la Casarotti e che si proceda invece con l’appoggio della nuova trave anziché sulle teste di palo in calcestruzzo già presenti su nuovi pezzi in acciaio. Ad oggi, i tecnici del Comune stanno valutando tutte le proposte presentate dall’impresa Inco, compresa l’ipotesi di rafforzare la struttura dei rostri (i pezzi in legno davanti alle stilate e che hanno una funzione ben precisa per il sostegno del monumento) introducendo una nuova trave in acciaio per consentire al ponte di resistere all’impatto dei tronchi durante le brentane. Campagnolo afferma però che l’impianto fondamentale del progetto Modena non subirà delle modifiche e che se ci saranno novità saranno dovute alle attuali condizioni del monumento. «Il progetto è stato realizzato nel 2015 e da allora il ponte, che oggi sarebbe dovuto essere restaurato, è peggiorato - afferma l’assessore Roberto Campagnolo -. I tecnici analizzeranno tutto quanto si rivelerà utile per restaurare prima possibile e al meglio il monumento. A differenza del precedente appaltatore, che contestava il progetto senza presentare alternative concrete, ora ragioniamo con un’azienda che presenta proposte migliorative». Resta da valutare infine l’inserimento o meno della trave reticolare sotto l’impalcato, quella che dovrebbe appoggiarsi da un lato alle proprietà Nardini e dall’altra a quelle del Comune e che è stata al centro delle polemiche per la mancata chiarezza sugli accordi tra l’Amministrazione e la famiglia di distillatori. • © RIPRODUZIONE RISERVATA