Finco Omar, esordio al lavoro dopo il gesto di onestà

Omar Chamkhou all’opera nel reparto di rifilatura delle pelli FOTOSERVIZIO GIANCARLO  CECCONIl marocchino  timbra il cartellino del suo primo giorno di lavoro
Omar Chamkhou all’opera nel reparto di rifilatura delle pelli FOTOSERVIZIO GIANCARLO CECCONIl marocchino timbra il cartellino del suo primo giorno di lavoro
Enrico Saretta 22.01.2019

«È stato come rinascere, dopo anni di sofferenza e disperazione». Così si è sentito Omar Chamkhou non appena ieri mattina ha varcato i cancelli della conceria Finco per il primo giorno del suo nuovo lavoro. Mai sirena di fabbrica è stata così dolce come quella che il 59enne di Cartigliano ha sentito ieri alle 8. Puntualissimo, Omar ha trovato ad attenderlo il direttore dello stabilimento di San Lazzaro, Luigi Faggion, e i suoi nuovi colleghi. È stato subito portato nel reparto “Umido”, dove ha iniziato a occuparsi della rifilatura delle pelli. Il titolare dell’azienda, Bernardo Finco, ieri non c’era, ma nei prossimi giorni Omar avrà modo di stringergli ancora la mano e di ringraziarlo per averlo assunto. Un’assunzione che Omar si è meritato con un piccolo grande gesto, di quelli che dipendono esclusivamente dall’onestà di ognuno, balzato alla ribalta delle cronache. Quel portafoglio ritrovato sulla riva del Brenta, colmo di banconote da cento euro, poteva servirgli per coprirli le spese per la famiglia per un po’. Invece lo ha portato al sindaco di Cartigliano . Era di Bernardo Finco. Che lo ha subito voluto assumere. Era senza lavoro da cinque anni, Omar, da quando l’Akzo Nobel di Romano, multinazionale attiva nella chimica, a inizio 2014 gli aveva dato il benservito. E assieme a lui ad altri 112 lavoratori. Quella volta non erano bastati i cortei, la mobilitazione dei sindacati e delle istituzioni locali per salvare i dipendenti. «Da quel momento è iniziato il mio calvario - ricorda Omar - e anche quello di tutta la mia famiglia. Di mia moglie e dei miei tre figli minorenni, da mandare a scuola. Ho passato anni con le tasche letteralmente vuote» Ha tirato avanti «grazie al sostegno dei gruppi Caritas locali e di una rete di amici che non mi ha mai fatto mancare il suo affetto». Nonostante le difficoltà, Omar non si è mai dato per vinto. Ha provato a sfruttare le competenze acquisite nel ramo della chimica per trovare lavoro. Ha chiesto in giro, ha messo annunci. Uno lo si può vedere ancora, sul portate subito.it: «Mi chiamo Omar e sono alla ricerca di un lavoro qualsiasi a tempo determinato e/o indeterminato». Tutto invano. «Alla mia età - racconta - è difficile trovare un posto». Omar ha continuato a sperare, poi ha trovato quel portafoglio sulla sua strada. Non aveva la minima idea chi fosse il proprietario e meno ancora pensava che quella sarebbe stata la svolta della sua vita. Il suo gesto ha già avuto risonanza nazionale. Anzi, ne hanno parlato anche i media arabi e marocchini, come simbolo di un’integrazione possibile, basata sull’onestà e sul rispetto reciproco. Lui, comunque, è in Italia da trent’anni e ha la cittadinanza. «Per me è stato naturale restituirlo - prosegue -. Ora non finirò mai di ringraziare chi mi ha dato questa possibilità. Farò del mio meglio». E ieri Omar per tutta la giornata si è messo di buona lena, coltello alla mano, a tagliare i bordi delle pelli già conciate. Lavora in un reparto di dieci persone, dove vengono rifilate circa 1500 pelli al giorno, le quali vengono poi tinte in un altro settore della fabbrica. Per adesso, ha un contratto di prova di 6 mesi. «È la prassi - riferisce il direttore dello stabilimento -, ma posso assicurare che, terminato il periodo di prova, al 99 per cento Omar sarà assunto a tempo indeterminato». •